«Il ddl Fornero peggiora il lavoro agricolo»

Sciopero di 8 ore, ieri, per i lavoratori agricoli italiani. Indetto unitariamente da Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil, «è stato un successo, con 100 mila persone nelle piazze», dice Stefania Crogi, segretaria generale della Flai. Cifre importanti, se si pensa che il settore vive spesso nell’invisibilità  e nella quasi-clandestinità  della vita di campagna, dove gli abusi – dal caporalato al lavoro nero, allo sfruttamento intensivo – sono all’ordine del giorno. In tutto 950 mila addetti, la gran parte dei quali stagionali. 
Sollevate il nodo del «voucher» del ddl Fornero. Che rischi comporta?
Il voucher in agricoltura già  esiste, ma si può utilizzare liberamente solo nelle aziende che fatturano massimo 7000 euro annui, quindi casi davvero limitati; per tutte le altre si può usare solo per far lavorare under 25 iscritti all’Università  e pensionati. Il ticket è di 10 euro lordi: 7,50 vanno al lavoratore, e gli altri 2,50 in contributi. Ma finora non si è mai stabilito se retribuisca un’ora, una giornata, mezz’ora o due. E già  qui sta uno dei principali difetti. Adesso Fornero intende addirittura liberalizzarlo per tutte le tipologie di lavoratori, il che aprirebbe un far west: dove usi e getti le persone, altro che articolo 18. E poi si perderebbero le tutele contrattuali: maternità , malattia, il diritto alla domanda per la disoccupazione, quello di precedenza, l’iscrizione all’elenco anagrafico.
Quindi avete proposto emendamenti.
Sì, unitari, e accolti da diversi gruppi parlamentari, quindi vigileremo che abbiano fortuna nelle commissioni. Ma ci sono altri temi che abbiamo segnalato. Ad esempio la vertenza dei forestali aperta in molte regioni. Nella sola Campania ben 4500 operai attendono lo stipendio da 10 mesi, e analoghe tensioni si registrano in Calabria, o in Basilicata, dove per fortuna abbiamo almeno aperto un tavolo. Ma adesso chiediamo al governo, al ministro Mario Catania, un tavolo nazionale: e siccome servono risorse e ammortizzatori, devono intervenire anche i ministeri dell’Economia e del Lavoro.
C’è poi anche la riforma della Mini-Aspi, il mini-sussidio «made in Fornero». 
Davvero mini, perché la ministra vuole tagliarlo fino a livelli insostenibili. Si tratta dell’attuale disoccupazione a requisiti ridotti, che riguarda ad esempio gli stagionali dell’industria alimentare, l’edilizia e parte del commercio. Fornero vuole tagliarla addirittura del 35-40%, e questo penalizzerebbe drammaticamente i lavoratori sia dal punto di vista del reddito che dei contributi. Perciò siamo contrari alla modifica prevista. 
Come Flai Cgil la settimana scorsa avete tenuto la terza assemblea nazionale delle donne. Quali sono i nodi aperti?
Hanno partecipato 1200 persone, il 90% donne: rivendichiamo diritti, dignità  e sicurezza. Compreso il reintegro nell’articolo 18. Le donne lavorano come braccianti, forestali, nelle serre, nella macellazione: subiscono condizioni rischiose e gravose. Le braccianti spesso vengono retribuite meno degli uomini. Parità  non vuol dire che si devono trasportare gli stessi 50 chili di petti di pollo di un uomo, ma che si deve riconoscere pari dignità  alla professionalità  femminile.


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