«Scudo e beni di lusso: prelievo a ostacoli»

MILANO — «Lo dico chiaramente: io faccio parte di quelle classi sociali nel mirino per quanto riguarda il recupero fiscale. E voglio pagare le tasse, ma vivo un senso di incertezza perché non so né quanto, né quando né come versare queste nuove tasse, lo scudo fiscale, l’Imu, il bollo sui patrimoni, l’imposta sui beni di lusso. Ma l’incertezza su quanto pagare è più recessiva della tassazione stessa, specie se retroattiva». Giuseppe Marsi, 54 anni, amministratore delegato di Schroders Italia sim e numero uno della banca britannica in Italia, ha il pregio di parlare chiaro. Ed espone chiaramente le difficoltà  pratiche che migliaia di cittadini stanno incontrando nell’adempiere ai nuovi doveri fiscali imposti dal governo Monti, che a suo dire creano difficoltà  sia alle persone interessate dalle mini-patrimoniali varate a dicembre sia alle banche e agli altri intermediari finanziari come la società  che lui dirige, che ancora a distanza di mesi non sanno come comportarsi con il Fisco e con i clienti. «Con un risultato: le tasse non vengono pagate. Il prelievo sullo scudo fiscale doveva essere pagato il 16 febbraio ed è slittato di due mesi; l’Imu si pagherà  a fine anno; la tassa sui beni di lusso si dovrà  pagare il primo di maggio ma non si sa a chi e con quali modalità ». 
Secondo Marsi il problema sta tutto nella mancanza dei decreti attuativi che dovrebbero dare chiarezza e istruzioni puntuali su come pagare. «Pensi allo scudo fiscale: le indicazioni date a febbraio non erano sufficienti né precise, e sono arrivate solo il 15 febbraio con una circolare di due pagine fatta più per dire che era stata fatta che per dare indicazioni precise. Infatti non era esaustiva per gli innumerevoli casi che possono capitare su una tassazione che abbraccia gli scudi fiscali dal 2001 al 2010, per esempio quando il cliente è morto oppure non ha più i soldi perché li ha usati. Noi intermediari dovremmo ricostruire per ogni cliente che ha scudato nel 2001 tutta la situazione di dieci anni, con tutti i prelievi fatti. Ma in dieci anni sono cambiati i sistemi informativi delle banche, e anche i clienti sono passati da un istituto a un altro. E per questi casi nessuno sa come fare». 
Tutto ciò danneggia i cittadini non è l’unico esempio: «Prenda la tassa sulle imbarcazioni di lusso. In origine era giornaliera e sullo stazionamento delle barche, poi è diventata una tassa annuale sulla proprietà : dovrebbe essere pagabile al 1 maggio ma non si sa a chi, e con un’aliquota calcolata in base alla misura della barca. Ma subito dopo la prima versione la gente ha cominciato a vendere i natanti o a portarli fuori dall’Italia, mentre poi si è capito che la tassa era un quarto, o anche meno, di quanto preventivato. E con le barche più grandi era ancora peggio. E i proprietari dicevano: “Perché devo pagare 70 mila euro l’anno? Porto la barca in Francia anche se l’ormeggio mi costa 10 mila euro in più”. Mentre adesso ne avrebbe pagato solo 7 mila come tassa di proprietà ». 
Un’incertezza che danneggia sia il cittadino sia l’economia nel suo complesso sia in ultima istanza il Fisco stesso. «Deve anche considerare che queste tasse sono in buona parte retroattive. A parte lo scudo, che torna indietro fino a dieci anni, retroattivo è stato anche il prelievo aggiuntivo del 3% introdotto dal governo Berlusconi sui redditi oltre i 300 mila euro. È stata un’aliquota introdotta ad ottobre ma che si applicava al reddito maturato da gennaio. Dunque non solo vengono tassate attività  non attuali ma del passato, ma in più il pagamento resta nell’incertezza sul quanto e sui tempi. Ma questo è un problema, perché le famiglie tarano le proprie spese sul reddito netto. Ma se un cittadino sa che alla fine il suo reddito netto sarà  diverso, ma non sa di quanto, avrà  più reticenza a spendere, aggravando così l’aspetto recessivo della tassazione». Tra le nuove imposte, riconosce Marsi, quella che un po’ sta funzionando è il bollo dello 0,1 per mille sulle attività  finanziarie, che si paga a rate trimestrali, la prima delle quali al 31 marzo. «Ma, solo per quest’anno, è stato imposto un tetto massimo di 1.200 euro. Ma questo diventa così un incentivo a concentrare presso un unico intermediario i patrimoni, distorsivo della competizione del mercato bancario. E poi perché un anno solo? Che senso ha». E non si tratta di problemi che riguardano solo i più ricchi, sottolinea Marsi: «Lei per esempio, sa quanto dovrà  pagare di Imu?»


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