“La perizia balistica accusa i marò”

BHUBANESWAR – Secondo la polizia indiana non ci sono più dubbi: a uccidere i due pescatori indiani al largo del porto di Kochi sono stati i proiettili sparati «dai fucili Beretta Arx 160s» di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due marò italiani detenuti a Trivandrum. I risultati definitivi della perizia balistica, alla quale gli esperti italiani hanno potuto compartecipare fino a quando lo hanno ritenuto necessario, sono stati anticipati ieri dai media indiani e confermati dal comandante della squadra speciale investigativa di Kochi, Ajith Kumar: «Sì, abbiamo le prove scientifiche – dice – che i proiettili che hanno colpito il peschereccio e ucciso i due pescatori provenivano da due delle otto armi sequestrate a bordo della nave italiana. E posso aggiungere che si tratta delle armi dei due soldati arrestati. La perizia è completa e definitiva, ed è stata consegnata alla magistratura». 
Per i due fucilieri del Battaglione San Marco, la speranza di rientrare presto in Italia evapora lentamente al sole tropicale del Kerala. Giorno dopo giorno la loro posizione giudiziaria si fa più complicata, e il rinvio a giudizio sembra ormai inevitabile. Ma è una questione di merito in cui l’Italia non intende entrare in nessun modo, barricandosi dietro alla tesi procedurale secondo cui non spetta all’India giudicare la colpevolezza dei nostri militari. «Aspettiamo di vedere i risultati balistici in termini ufficiali e non solo come indiscrezioni di stampa – dice il sottosegretario Staffan de Mistura – ma ribadiamo che la giurisdizione che deve giudicare tutto ciò è italiana, e questo rimane chiaro e definitivo anche qualora, cosa non ancora capitata, venisse provato che le pallottole che hanno colpito i due pescatori sono italiane, o uguali a quelle usate dalle forze armate italiane». 
L’unica buona notizia potrebbe arrivare nei prossimi giorni per l’equipaggio della Enrica Lexie e per gli altri quattro marò ancora a bordo, prigionieri di fatto della petroliera italiana ormeggiata a Kochi: ieri a New Delhi la Corte Suprema indiana ha ammesso il ricorso presentato dagli avvocati degli armatori contro il verdetto dell’Alta Corte del Kerala che impediva alla nave italiana di salpare. Viste le certezze espresse dalla perizia balistica, il sequestro cautelativo non dovrebbe più essere giudicato necessario, e nei prossimi giorni potrebbe arrivare l’autorizzazione definitiva a lasciare l’India. 
Intanto, mentre gli inquirenti indiani raccolgono prove sempre più chiare spazzando via le prime fragili ipotesi lasciate balenare in Italia – come la confusione con una nave greca o la possibilità  che le vittime avessero veramente lanciato un attacco pirata (mai successo in India) – il governo lavora su più fronti per riportare l’intera questione al binario iniziale: è una vicenda avvenuta in acque internazionali, riguarda militari italiani in servizio e non può essere giudicata come un delitto comune. Il problema ulteriore è che alla fine di questa settimana i tribunali indiani entrano in ferie, e per un mese non ci saranno udienze ordinarie.


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