Rom e sgomberi, “il vento non è cambiato”

MILANO – Giuliano Pisapia è diventato sindaco di Milano un anno fa annunciando che il “vento è cambiato”. Ma a guardare la situazione di rom e sinti non sembra che il vento del cambiamento abbia raggiunto le baracche sotto i ponti, a ridosso degli scali ferroviari, nelle aree dismesse. Anche a Napoli, Firenze e Torino, grandi città  guidate da sindaci di centro sinistra, i rom dei campi abusivi se la passano proprio male. Nel capoluogo lombardo in 10 mesi sono stati effettuati almeno 20 sgomberi, solo che ora vengono chiamati con un termine più gentile: “allontanamenti”. A Firenze l’associazione Medici per i diritti umani ha denunciato nel rapporto “Lontani dagli occhi” che i rom sono vittime di una “velata o manifesta discriminazione sociale” favorita da “istituzioni pubbliche indifferenti se non ostili”. A Napoli la maggioranza è divisa tra i fautori della tolleranza zero e chi vorrebbe un approccio diverso ai problemi sociali. A Torino le ruspe non sono mai entrate in funzione, ma circa mille rom vivono in grandi baraccopoli senza alcun tipo di assistenza. È questo il quadro che emerge dall’inchiesta del numero di maggio di Terre di mezzo – street magazine, dal titolo “Fermi, immobili” (www.terre.it): “Forse per paura di apparire troppo teneri, sindaci e assessori finiscono per ricorrere spesso alla ruspa – si legge nell’inchiesta -. Insieme agli incendi e ai pregiudizi, al momento sembra l’unico modo per spazzar via i campi rom. Basta una candela perché tutto vada a fuoco. Basta una falsa notizia per scatenare un pogrom: è accaduto a Napoli quattro anni fa a Ponticelli, alle Vallette a Torino il 10 dicembre scorso”. 

Per i sindaci i rom sono una spina nel fianco anche perché non hanno fondi per avviare progetti di integrazione. I ministri Andrea Riccardi (Cooperazione e integrazione) e Anna Cancellieri (Interno), il 28 febbraio hanno varato un “Piano nazionale”. Quattro gli obiettivi strategici: inclusione scolastica, lavorativa, abitativa e tutela della salute. Governo ed enti locali dovranno trovare i soldi necessari attingendo ai diversi fondi già  esistenti: da quello per l’infanzia a quelli europei per gli immigrati e i rifugiati. In un’epoca di tagli e magri bilanci per il sociale, però, resta da vedere quanto riusciranno a destinare a rom e sinti. Le uniche risorse, per ora, potrebbero essere i 48 milioni di euro avanzati dall'”emergenza nomadi” del 2008 lanciata dall’ex ministro Roberto Maroni. Fondi però congelati, perché a novembre 2011 il Consiglio di stato ha bocciato il Piano Maroni, sospendendo ogni progetto. Spetta ora al Governo Monti sbloccarli. Ed è quello che chiedono con ansia sindaci e assessori, che basteranno però solo per i rom che vivono nei campi regolari. Per chi è nelle baraccopoli per ora ci sono soprattutto le ruspe. (dp) 


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