Tagli anche sui Farmaci salvavita l’ultima Parola spetta alla Ricerca

Così la Regione Lombardia annuncia un giro di vite sul cosiddetto file F, quello che comprende le medicine da somministrare in «regime di assistenza diversa dal ricovero ospedaliero» (il linguaggio delle carte è difficile, ma significa: somministrazione dei farmaci in day hospital o in terapia domiciliare, o come trattamento off label e cioè al di fuori delle indicazioni ufficiali per l’uso del farmaco… e via dicendo). Stiamo parlando di medicine per le malattie rare (la fibrosi cistica, tanto per fare un esempio), di trattamenti anti Aids, di antitumorali «innovativi», di cure contro l’emofilia. 
D’ora in avanti, dice la Regione, i Nuclei operativi di controllo (Noc) delle Asl verificheranno, cartelle cliniche alla mano, se l’uso di queste medicine è appropriato. Ora, siccome la Lombardia «fa scuola» quando si parla di sanità , quest’ultima decisione potrebbe aprire (si spera), anche in Italia, una discussione che in ambito internazionale è già  in corso. Nell’autunno del 2011, a Stoccolma, durante il congresso degli oncologi europei, un gruppo di 37 scienziati di tutto il mondo ha detto: «Basta cure ai malati terminali di cancro». È accanimento terapeutico, perché la somministrazione degli antitumorali non solo è inutile in certi casi, ma è anche dannosa per gli effetti collaterali, è contraria ai desideri dei pazienti e dei familiari e, soprattutto, è costosa.
Il punto centrale è proprio questo: capire quali sono i veri farmaci «salvavita» da difendere a tutti i costi (potrebbero essere quelli per alcune malattie rare) e i farmaci che, invece, garantiscono, a chi li riceve, soltanto qualche settimana di sopravvivenza (è il caso di certi «antitumorali» innovativi). La risposta dovrebbe arrivare da una ricerca indipendente (non al soldo delle aziende farmaceutiche) che discrimini quello che veramente funziona da quello che invece non lo fa.


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