Associazioni di rom e sinti: oltre 70 quelle nate in Italia in 10 anni. Ma ora è crisi

ROMA – “Vogliamo valorizzare la cultura dei rom e dei sinti, ma più che di integrazione, è arrivato il momento di parlare di interazione”. A sostenerlo è Yuri Del Bar, presidente della Federazione Rom a Sinti insieme, un’organizzazione che raccoglie sotto il suo nome circa 27 associazioni di rom e sinti del Centro-Nord Italia. Insieme alla Federazione Romanì, ad oggi rappresentano un gran numero di associazioni costituite da rom e sinti. Realtà  giovani, rispetto alle storiche organizzazioni a favore dei rom, come l’Opera nomadi nazionale e l’Associazione italiana zingari oggi Onlus (Aizo) nate a fine anni ’60 e inizi ‘70, ma che nascono proprio da queste ultime, come spiega Massimo Converso, presidente nazionale dell’Opera nomadi: “Si tratta di persone che erano nel nostro consiglio nazionale fino al 2001, ma oggi abbiamo una linea completamente diversa”. Una sorta di scissione voluta per poter prendere parola in prima persona, di prova di maturità , spiega Del Bar. “Quello che vogliamo è che i rom e sinti siano protagonisti nelle associazioni. Tutte le realtà  presenti nella federazione sono formate da rom e sinti, non sono lì a fare il palo”.

Difficile fare stime precise. Secondo Graziano Halilovic, della Federazione Romanì, oggi in Italia sarebbero 87 le associazioni rom e sinte attive, ma non esiste un albo ed è impossibile stabilire con certezza il numero. Anche le due Federazioni non riescono a rappresentarle tutte, in quanto ad aderire sono poco più di  quaranta associazioni. Al di fuori di questi due circuiti, infatti, esistono altre associazioni, spesso piccole e legate prevalentemente ai vari gruppi e spesso anche alle famiglie. Per Nazzareno Guarnieri, storico presidente della Federazione Romanì ed oggi presidente della Fondazione Romanì Italia, le associazioni sono circa una settantina. Quel che è certo, invece, è che sono tutte nate nello stesso periodo. Prima del 2007, le maggiori associazioni di rom e sinti presenti in Italia erano Sucar drom, RomSinti@Politica e Nevo drom. Sono state loro a dar vita alla prima federazione, Federazione rom e sinti Insieme, nel 2008. L’anno successivo, però, la Federazione si spacca in due, per diversità  di vedute. Nasce così la Federazione Romanì. Una spaccatura quasi geografica, visto che la Federazione rom e sinti insieme ad oggi è costituita da 27 associazioni tutte presenti nel Centro Nord, mentre l’altra ha associazioni presenti al Centro Sud. “Le due Federazioni con i loro aderenti coprono il territorio dal Sud al Nord d’Italia – spiega Halilovic -, con la sola esclusione della Sardegna. Oggi le associazioni sono più concentrate nel Lazio e solo a Roma ci sono 19 associazioni rom e sinte. Anche a Milano, Torino, Firenze, Napoli e nelle altre città  non mancano associazioni rom e sinte”.

Associazioni giovani, nate dalla necessità  di dare una risposta alle violente discriminazioni degli ultimi anni, ma che oggi fanno fatica a restare attive. “Se torniamo indietro al 2004 le associazioni rom in Italia erano tre o quattro – racconta Guarnieri -. Oggi le associazioni si sono sviluppate tanto, ma molte di queste hanno scarsa democrazia interna e poca professionalità . C’è da fare tutto un lavoro. Non è sufficiente prendere un pezzo di carta e scrivere associazione. Devi avere anche un coinvolgimento attivo delle comunità  rom del territorio, devi avere la capacità  di mettere in atto dei progetti, di saperli elaborare, di saperli realizzare”. Un vero e proprio boom di associazioni rom, nate secondo Halilovic, in risposta alla “grande campagna contro la nostra comunità  sul territorio italiano. Una campagna che ha avuto risultati positivi per coloro che l’hanno condotta, ma per noi è stato un danno irreparabile. Il linguaggio utilizzato, le immagini falsate hanno portato la società  civile a recepire i rom come dei mostri, che devono essere trattati come tali”. Oggi questa spinta si è esaurita e sono poche le nuove associazioni. “In questo momento – dice Guarnieri – l’associazionismo rom è in grandissima crisi. Negli ultimi 10 anni c’è stata una crescita esponenziale di associazionismo rom, ma si tratta di un associazionismo un po’ troppo occasionale, familiaristico e privo di professionalità ”.

I temi affrontati dalle associazioni sono quelli del razzismo, della cultura, del lavoro e dell’abitare. Ma negli anni, le associazioni hanno cercato di dare il proprio contributo anche alle istituzioni, stimolando alcune proposte di legge, nel caso della Federazione Rom e Sinti Insieme. L’ultimo successo, qualche giorno fa, con il riconoscimento in commissione Esteri della Camera delle lingue Sinti e Rom, via libera arrivato durante l’esame del ddl di ratifica della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992. “Le associazioni sono nate per cercare un cambiamento radicale, un rispetto reciproco, una reciproca conoscenza, affinché la comunità  rom e sinti non sia uno strumento politico ed economico per altri – spiega Halilovic -. Il fine è quello di combattere e frantumare pregiudizi e stereotipi, e cercare di dare pari opportunità  ai giovani per potenziare le loro capacità  e per dare loro degli spazi”. Per Guarnieri, però, la sfida più grande che le associazioni rom e sinte dovranno affrontare è quella di “investire in professionalità  e progettualità ”. “Bisogna far crescere le persone e avere delle professionalità  – spiega -. Un’associazione o una federazione autoreferenziale non va da nessuna parte”. Ma nelle federazioni la volontà  di crescere non manca, e va oltre i confini nazionali. “Un impegno che mi sono dato – spiega Del Bar – è quello di poter riunire tutte le federazioni europee. Ho contattato i vari presidenti di altri paesi per fare un’unione europea di federazioni. Siamo ai primi passi e ci vorrà  qualche anno, ma è importante perché solo così si può fare rete e  condividere buone pratiche”. (ga)

 

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