Aumentano le imprenditrici straniere: a Milano in 4.958 sfidano burocrazia e pregiudizi

Milano – A Milano le piccole imprese gestite da immigrati sono in aumento e quest’anno a crescere di più sono quelle al femminile. Secondo i dati della Camera di Commercio milanese, nel primo trimestre di quest’anno le ditte individuali aperte da cittadini stranieri erano 24.267, cioè 788 in più rispetto allo stesso periodo del 2011. Di queste, nel primo trimestre del 2012, ben 4.958 avevano come titolare una donna: 197 in più rispetto ai primi tre mesi dell’anno precedente. Inoltre se il totale delle ditte straniere negli ultimi due anni è cresciuto del 3,4%, le imprese “rosa” sono aumentate del 4,1%.

Un fenomeno, quello dello sviluppo dell’imprenditoria immigrata al femminile, che avvicina le donne straniere alle italiane. Secondo Marco Accornero, presidente Asiim, l’Associazione per lo sviluppo dell’imprenditorialità  immigrata, la “forte crescita” di queste attività  è “un indicatore di integrazione e di omogeneità  di comportamenti per italiani e stranieri, con livelli di imprenditoria per genere sempre più vicini”. Accornero segnala però che chi arriva in Italia e decide di aprire un’impresa incontra ancora delle difficoltà . “Gli immigrati – sottolinea – devono affrontare maggiori barriere di carattere sia economico sia culturale” rispetto ai cittadini italiani.

In questi anni a Milano le imprenditrici straniere hanno aperto soprattutto centri per il benessere, dove le donne sono il 73,1% sul totale di immigrati, negozi di commercio al dettaglio di giocattoli, lavanderie, parrucchieri e negozi di abbigliamento e pelletteria. In base ai dati della Camera di commercio in città  la maggioranza degli imprenditori stranieri sono egiziani. In questo caso però sono soprattutto gli uomini a gestire le attività : 4.904 contro 250 donne, il 4,9%. Le quote rosa sono ben rappresentate tra i cinesi: quasi un imprenditore su due, il 45,6%, è una donna. Seguono per numero di imprenditrici le peruviane (27,3%), le brasiliane (24,5%) e le ecuadoregne (23%).  Poche donne ai vertici tra le immigrate di Senegal (3,8%), Bangladesh (4,9%) e Albania (9,3%). (Ludovica Scaletti)

 

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