Donne uccise dagli uomini, cartelli e flash mob a Montecitorio

“127 nel 2010, 137 nel 2011; gia’ 55 nel 2012. Sono le donne uccise negli ultimi anni dai loro compagni, fratelli, mariti. I media li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. Si tratta invece- spiega Tilt- di una pratica violenta di matrice non patologica, ma culturale”. Il nome che la identifica e’ “femminicidio, neologismo in uso gia’ da anni anche in Italia, che indica la distruzione fisica, simbolica, psicologica, economica, istituzionale della donna”.

Se ne sono accorte tutte le istituzioni internazionali, sostiene Tilt, “a partire dall’Onu”. Rashida Manjoo, la relatrice speciale delle Nazioni unite sulla violenza contro le donne in vista nel nostro paese alla vigilia dell’8 marzo scorso, ha ribadito che in Italia ormai si deve parlare di femminicidio”. La violenza maschile “ha molti volti, uno dei quali e’ quello istituzionale: la crisi economica e culturale che stiamo vivendo, diventa il pretesto per smantellare lo Stato sociale”. L’Italia infatti ha gia’ “un numero scarso di centri antiviolenza distribuiti sul territorio, che potrebbero veicolare un sistema non solo di sostegno nei confronti delle donne, ma anche di supporto per quegli uomini che vorrebbero uscire dalla trappola della violenza che esercitano sulle donne”. Il femminicidio e’ un fenomeno che si accanisce si’, contro un genere, ma “uccide anche un’intera societa’, fatta sia di uomini che di donne”.

Tilt, una rete fatta di “giovani donne e uomini, chiede a gran voce a tutte le istituzioni e alla societa’ civile, di smetterla di limitarsi all’indignazione e alla condanna, ma di avviare una riflessione profonda e trasversale a tutti i generi e tutte le eta’, la quale potra’ raccogliere dei frutti solo se supportata nei fatti da una concreta azione di governo”. Si potrebbe cominciare, conclude Titl, da “non tagliare i fondi, ma potenziarli, anche a questo settore, e avviare una compagna informativa che vada oltre i pregiudizi e gli stereotipi di genere. Vi aspettiamo oggi alle 17”. (DIRE)

 

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