Egitto, trenta morti nell’agguato ai salafiti

AMMAN – Era iniziato come un sit-in di protesta con qualche tenda montata qua e là  davanti al Ministero della Difesa, il “padre di tutti i mali” per gli egiziani, per l’esclusione dalle elezioni presidenziali di fine mese di un noto telepredicatore integralista escluso dalla corsa elettorale. La manifestazione andava avanti da sabato pacificamente, ma ieri mattina il “blocco” – forse meno di mille persone – è stato attaccato da uomini armati bombe molotov e rivoltelle, e per le strade di Abbassiya è stato un massacro. Venti i morti, secondo altre fonti ospedaliere i cadaveri nella morgue sono almeno trenta, centinaia i feriti trasportati nei due vicini ospedali. Una battaglia andata avanti per ore prima che la situazione nel quartiere tornasse lentamente alla calma grazie all’intervento delle forze di sicurezza e dell’esercito.
Resta un mistero chi fossero le decine di uomini armati che hanno attaccato il sit-in di protesta organizzato dai militanti islamici salafiti, L’accampamento di protesta è stato tirato su inizialmente solo da sostenitori di Hazem Abu Ismail, candidato islamico ultraconservatore escluso dalla corsa presidenziale perché sua madre aveva doppia cittadinanza egiziana e statunitense. Poi ieri mattina dopo la diffusione delle notizie e il numero dei morti che si allungava, si sono uniti alla protesta anche diversi gruppi filodemocratici.
La strage di ieri mattina si consuma mentre nel Paese lo scontro è al calor bianco fra i 13 candidati ammessi alla corsa alle presidenziali. Per contenere le pressioni e le contestazioni che si fanno sempre più forti da parte dei partiti eletti in Parlamento per un rapido ritiro dei militari dalla vita politica, ieri sera il capo del Consiglio supremo della forze armate al potere in Egitto, il maresciallo Mohammed Tantawi, ha fatto annunciare dalla tv di Stato che cederà  i poteri al nuovo presidente il 24 maggio se le elezioni saranno decise al primo turno. I militari della Giunta in un primo momento avevano deciso di cedere i poteri alla fine di giugno. Ma lo scenario indicato da Tantawi appare al momento improbabile. Gli ultimi sondaggi, indicano che nessuno dei 13 candidati alla presidenza riuscirà  a conquistare il 50% più uno dei voti al primo turno ed è plausibile che si dovrà  ricorrere al ballottaggio, fissato il 16 e 17 giugno, per eleggere il nuovo presidente.


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