Esodati, altolà  della Cgil alla Fornero

ROMA – Di nuovo tensione sulla vicenda dei cosiddetti lavoratori “esodati”, i quali, per effetto dall’ultima riforma previdenziale che ha innalzato l’età  di quiescenza, potrebbero trovarsi senza stipendio e anche senza pensione. Ieri sono andati all’attacco i sindacati: il ministro Fornero non vari il decreto applicativo per tutelare i primi 65 mila esodati individuati dal “Salva Italia” e dal “Milleproroghe” prima dell’appuntamento già  fissato con Cgil, Cisl, Uil e Ugl per mercoledì prossimo, 9 maggio. Replica informale del ministero: si tratta di due questioni tra loro distinte e comunque il ministro ha tempo fino al 30 giugno per firmare il decreto. «Così – è la tesi del Lavoro – si continua ad alimentare solo confusione».
Ad annunciare il provvedimento in tempi rapidi era stata la stessa Fornero, senza tuttavia indicare una data. Che, stando ad alcune indiscrezioni, potrebbe essere quella dell’8 maggio, vigilia dell’appuntamento con i sindacati. Nessuna conferma è arrivata ieri dal ministero. Anzi è molto probabile che il decreto (comunque già  pronto) sia firmato dopo l’incontro con i sindacati. 
La partita è più complessa, dunque, e riguarda il ruolo stesso che Cgil, Cisl e Uil rivendicano sul tema della previdenza. «Annunciare un decreto sugli esodati il giorno prima dell’incontro – ha dichiarato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso – è la dimostrazione che non c’è nessuna volontà  di relazione con le forze sociali». Insomma, la Camusso, come gli altri sindacalisti, teme un replay della riforma delle pensioni, approvata a tempi di record senza alcun confronto con le organizzazioni dei lavoratori. Caso praticamente inedito addirittura dal 1969. E attraverso il confronto con il governo, Camusso, Raffaele Bonanni (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil) puntano a correggere alcune parti della riforma Fornero. «Con le cose che si sono lette – ha aggiunto la Camusso – non siamo di fronte alla soluzione del problema esodati, mentre di vorrebbe considerare chiusa la vicenda con il decreto Milleproroghe che invece ha affrontato solo una piccola parte dei problemi. Il governo rischia di commettere lo stesso errore della riforma: cancellare la rappresentanza». E sullo stesso fronte si è schierato il Pd con il senatore Achille Passoni: «Sulla questione degli esodati sono stati fatti già  troppi pasticci, il governo ne eviti altri e proceda solo dopo il confronto coi sindacati».
Ma la strategia del ministro divergenze da quella che prospettano i sindacati. La Fornero indica una soluzione in più tappe: prima i 65 mila (che ha definito i «salvaguardati» e che entro i prossimi due anni matureranno i requisiti fissati dalla vecchia normativa per andare in pensione) per i quali sono già  previste tutte le tutele, poi via via la soluzione per gli altri che rischiano di trovarsi senza reddito. Cgil, Cisl e Uil vorrebbero chiudere l’intera vicenda con una soluzione unica. Mercoledì ci sarà  un primo incontro, ma non sarà  nulla di più che l’avvio del dialogo. La stessa platea degli, a questo punto, “esodanti” è incerta: saranno 130 mila secondo l’Inps coloro che nei prossimi quattro anni potrebbero trovarsi senza reddito, oltre 300 mila, invece, secondo le stime dei sindacati.


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