I «nonni» del movimento verso Plaà§a Catalunya

Una marea colorata, chiassosa, decisa a tomar la calle (riprendersi la strada) un’altra volta. Migliaia di persone hanno cominciato a ritornare in Plaà§a Catalunya già  venerdì sera. Ma il grosso, le colonne provenienti dai barrios e dalle valli sono arrivate ieri. Con la piazza come centro a raggiera sono arrivati in tantissimi: il 15-M si riprende le strade. Giovani, vecchi, bambini. Famiglie organizzate con uno striscione diviso a pezzi: ogni componente con una parola di We shall overcome , per esempio. Tanti studenti, tanti lavoratori, della sanità , della scuola, il sindacato Cgt (Confederacion general de trabajadores) che ha ancora in carcere la sua segretaria, Laura Gà³mez. Sono partiti nel pomeriggio dai rispettivi quartieri dove già  in mattinata si erano svolte diverse attività  soprattutto per assicurare la massima presenza di cittadini al corteo che è poi partito da Plaà§a Catalunya alle 18. Un corteo rumoroso e musicale, colorato e con tanti slogan («la chiamano democrazia e non lo è» il più gettonato) ha attraversato le vie del centro cittadino, con molti turisti che si sono aggregati al serpentone, condividendone lo spirito e l’obiettivo. Aprivano il corteo i «iaios» del movimento, i nonni. Quella di ieri è stata la prima manifestazione di una tre giorni che si annuncia densa di attività  e pianificazione. Le parole forse più ricorrenti ieri sono state proprio queste, proposte e alternative. Che riguarderanno più ambiti e saranno discusse nei gruppi di lavoro e nell’assemblea plenaria serale nei prossimi tre giorni. Da ieri sera la piazza è in assemblea permanente. E a tarda sera si sarebbe deciso se rimanere o meno. Il ministro degli interni spagnolo, Jorge Fernandez Diaz, ha ribadito che non saranno tollerate occupazioni. Difficile però sgomberare una «assemblea permanente». In questi tre giorni si discuterà  di casa, crisi economica, scuola, università , politica e partecipazione, ecologia, lavoro, sanità , salario minimo, diritti e libertà , autorganizzazione. Tutti i temi saranno affrontati nelle tre sessioni del Forum del pobles , il forum dei popoli, dove i cittadini potranno presentare i loro problemi, discutere di soluzioni possibili e offrire proposte. Il foro ha come obiettivo anche quello di rivendicare l’utilizzo dello spazio pubblico, anche per stimolare il dibattito tra e con i cittadini, favorendone la partecipazione sui temi che riguardano la vita quotidiana di tutti. Quello dello spazio pubblico e del suo utilizzo è un tema su cui in questi mesi si è discusso molto a Barcellona. Il sindacato degli architetti catalani ha organizzato interessanti dibattiti su questo. Interessante, anche se passato abbastanza in sordina, il fatto che quest’anno il premio europeo dello spazio pubblico urbano (promosso da sette istituzioni europee) sia andato (sezione «categoria speciale») tra gli altri (e non senza un acceso dibattito tra i giurati) alla Acampada della Puerta del Sol a Madrid, «dimostrazione di massa di cittadini che reclamano il miglioramento del sistema democratico attraverso l’occupazione temporanea di una delle piazza più rappresentative di Madrid», come si legge nella motivazione. La presentazione del foro dei popoli è stata affidata come sempre a un collettivo di persone, non portavoce, che hanno spiegato il senso dell’idea: «Abbiamo trascorso un anno pieno di grandi mobilitazioni – hanno detto – e adesso pensiamo sia arrivato il momento di mettere in comune il lavoro svolto. Vogliamo mostrare a tutti i piccoli progetti che possono sembrare invisibili e che invece, poco a poco, ci stanno avvicinando sempre di più al mondo che sogniamo».


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