I mercati temono l’addio di Atene “Fuga dai depositi bancari europei”

CHICAGO – Sulle banche europee incombe lo spettro di una fuga dai depositi. Il Wall Street Journal lancia l’allarme: c’è la paura che lunghe file agli sportelli, come già  accaduto in Grecia (e per un attimo s’è temuto pure in Spagna), possano ripetersi anche in altri paesi Ue, se davvero Atene dovesse lasciare la moneta unica. La Bce si starebbe attrezzando a studiare un piano pan-europeo di garanzie sui depositi, che andrebbe a sommarsi a quelli nazionali già  esistenti, tra loro oltretutto molto diversi. Preoccupate, le autorità  Ue esaminano i diversi scenari nei conciliaboli riservati e informali, a margine del vertice di Chicago. Il premier italiano Mario Monti, a sorpresa, decide di invitare anche lo spagnolo Mariano Rajoy al vertice ristretto con il cancelliere tedesco Angela Merkel e il neopresidente francese Francois Hollande, considerato cruciale per il futuro di Eurolandia: si terrà  a Roma in giugno, prima del consiglio Ue fissato per il 28 del mese prossimo. 
Il giornale americano già  calcola che, in caso di fuga, le banche di Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna potrebbero perdere rapidamente tra i 90 e il 340 miliardi di euro se la Grecia dovesse uscire dall’euro. La Spagna sarebbe il paese più colpito con una cifra compresa tra i 38 e i 130 miliardi. Ammette però che non è ancora chiaro, al momento, quanto sia sviluppato questo piano di garanzie, anche perché finora Atene resta ancorata all’euro, e a Chicago tutti, da Obama a Merkel, da Monti a Hollande, ribadiscono che faranno il massimo per lasciare il paese all’interno del club. Nessun commento neppure dalla Bce, sebbene all’Eurotower gli studiosi sentano l’esigenza di armonizzare i diversi regimi di tutela della clientela bancaria. Oggi, le garanzie sono le più disparate: alcune più alte, altre più basse; certe sono offerte da Stati con bilanci molto solidi, certe altre da governi con conti pubblici fragili. In alcuni casi poi le tutele non ci sono proprio. In Italia, attualmente, le garanzie offerte ai clienti sui loro conti in banca ammontano a 103 mila euro.
A livello politico il timore condiviso è che, se la crisi greca dovesse degenerare fino alle estreme conseguenze e dunque se anche il secondo appuntamento elettorale del paese fissato per il 17 giugno non fosse capace di assicurare la governabilità , le garanzie finora esistenti potrebbero non bastare; le disparità  di trattamento potrebbero generare flussi di depositi da un Stato membro ad un altro. Di qui l’idea di un “patto” europeo sulla materia. Nell’analisi del Wall Street Journal, qualora ci fosse sul serio una fuga dai depositi, le conseguenze per le banche sarebbero potenzialmente disastrose. Alcune potrebbe trovarsi a corto di fondi e fallire, mentre le più solide si troverebbero a dover ridurre fortemente il credito. La Bce potrebbe evitare questo scenario catastrofico con nuovi prestiti a basso costo. Secondo fonti tedesche, del ruolo complessivo dell’Eurotower nella crisi di Eurolandia si parlerà  domani nel vertice informale di Bruxelles tra le autorità  Ue. Joerg Asmussen, del board dell’istituto conferma che Francoforte lavora solo perché Atene resti nell’euro e dunque non considera nessun “piano B”.


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