Imprenditore rapinatore per debiti

GENOVA — Appena ha visto gli agenti della squadra mobile ha ammesso: «Cercate me. L’ho fatto per disperazione». Giuseppe Riggio, 49 anni, piccolo imprenditore edile titolare di una società  familiare che non lavorava più da tempo causa crisi, ha tentato di rapinare un gioielliere ed è finito ricoverato con una ferita al fianco. Il gioielliere gli ha sparato. Gli agenti hanno arrestato Riggio la sera stessa, sabato, in una stanza d’ospedale, il Villa Scassi, nel Ponente genovese. «Ho un mucchio di debiti. Non riesco a pagare il mutuo della casa e le rate dell’auto, non c’è lavoro e non ce la facevo proprio più ad andare avanti. Non con tre figli…». La paura di perdere la casa, pignorata per debiti o reclamata dalla banca per le rate arretrate e insolute, e quei tre ragazzini che si sarebbero trovati senza un tetto, l’incubo del futuro, tutto questo ha raccontato d’un fiato Giuseppe Riggio a chi lo ha arrestato con l’accusa di tentata rapina.
Riggio e un complice, che il piccolo imprenditore ha reclutato nell’ambiente dell’edilizia (sembra sia un albanese), hanno aspettato sabato sera verso le sette e mezza, l’orario di chiusura degli esercizi commerciali, che Sandro Carossino e la moglie abbassassero la saracinesca del loro negozio-laboratorio di gioielliere in via Canepari. I due rapinatori si erano nascosti in un cortile su cui si apre il retro del negozio e sono entrati nel locale da una porta secondaria quando la saracinesca abbassata ha isolato la gioielleria. Riggio impugnava una pistola, una Beretta 7,65, scarica e regolarmente denunciata. Carossino si è trovato davanti i due uomini che gli hanno intimato di consegnare soldi e gioielli: «Ho reagito — ha raccontato agli agenti — avevano entrambi dei caschi integrali e uno aveva una pistola, ho cercato di colpirlo e ci siamo avvinghiati. Siamo finiti a terra». La moglie del gioielliere con notevole coraggio ha spinto il secondo rapinatore fuori dalla porta. Riggio ha perso la pistola e Carossino ne ha approfittato per afferrare la Smith&Wesson che tiene sotto il bancone. Riggio ha recuperato la pistola da terra e gli uomini si sono nuovamente affrontati, il gioielliere ha sparato una sola volta da una distanza non superiore al mezzo metro e ha colpito il rapinatore: il proiettile gli ha trapassato il fianco, sotto le costole, ed è fuoriuscito. Riggio è quindi fuggito con il complice a bordo di uno scooter.
I due sono arrivati nel quartiere di Rivarolo, dove ha sede il magazzino della ditta edile. Qui l’imprenditore aveva lasciato la propria auto e da qui ha chiesto aiuto a un fratello che l’ha convinto ad andare in ospedale. «Non mi sono reso conto di averlo colpito. Io e mia moglie eravamo terrorizzati» ha testimoniato il gioielliere. La sua ricostruzione coincide quasi perfettamente con quella di Riggio. Il settore edile a Genova è uno dei più colpiti dalla crisi: artigiani e piccole società  gettano la spugna una dopo l’altra e molte attività  finiscono con i libri in Tribunale. Giuseppe Riggio è finito in una gioielleria con una pistola in pugno.


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