La Bolivia nazionalizza la rete elettrica

Il presidente boliviano Evo Morales ha annunciato il primo maggio la nazionalizzazione della società  spagnola che gestiva gran parte della rete elettrica del paese, Red Eléctrica, ordinando all’esercito di prendere il controllo delle sue strutture in Bolivia.

Red Eléctrica possedeva circa l’85 per cento delle linee elettriche boliviane. È una società  privata, di cui il governo spagnolo possiede circa il 20 per cento, e i suoi interessi in Bolivia contano solo per l’1,5 per cento dei suoi ricavi annui complessivi, pari a circa 1,63 miliardi di euro nel 2011. La società  ha già  annunciato che cercherà  di ottenere una compensazione da parte del governo boliviano.

Il presidente Morales ha annunciato la decisione della nazionalizzazione nella sede centrale della società  in Bolivia, nella città  di Cochabamba, durante una cerimonia trasmessa dalla televisione per celebrare la festa del primo maggio in cui ha anche accusato la società  di non investire abbastanza nel paese. Morales è presidente dal 2006 e da allora quasi tutti gli anni il primo maggio ha annunciato nazionalizzazioni di società  operanti in Bolivia (soprattutto nel settore energetico).

Nel 2006, pochi mesi dopo essere entrato in carica, impose regolamenti molto stretti alle società  straniere che sfruttavano il gas naturale boliviano, dirottandone gran parte della produzione sulla società  statale Yacimientos Petrolà­feros Fiscales Bolivianos. Nel 2010, Morales ha ordinato la nazionalizzazione forzata delle centrali elettriche operate dalla società  britannica Ruralec.

La decisione di Morales sembra essere stata influenzata anche dalla recente decisione di Cristina Kirchner, presidente dell’Argentina, di nazionalizzare YPF, la più grande compagnia di gas e petrolio del paese, che era di proprietà  della società  spagnola Repsol.

Le società  straniere che subiscono le nazionalizzazioni fanno solitamente causa agli stati sudamericani presso i tribunali internazionali, ma i tempi con cui vengono concluse le cause sono in genere molto lunghi e alle società  non viene quasi mai corrisposta una compensazione paragonabile al valore di mercato delle strutture sequestrate.

Un esempio viene dal caso di ExxonMobil, le cui strutture in Venezuela sono state nazionalizzate dal presidente Chà¡vez: in cambio, dopo una causa presso i tribunali internazionali, la società  ha ricevuto, pochi mesi fa, solo 900 milioni di dollari, un decimo del loro valore reale.

A partire dall’elezione di Hugo Chà¡vez in Venezuela, nel 1998, in diversi paesi sudamericani sono stati eletti governi populisti di sinistra che hanno ordinato diverse nazionalizzazioni: si tratta di misure che riguardano spesso le società  del settore energetico e che, nel breve periodo, garantiscono un forte ritorno di popolarità . Nel caso dell’Argentina, la quasi totalità  della popolazione è favorevole alla nazionalizzazione di YPF, concepita come un rimedio all’ondata di privatizzazioni degli anni Novanta (spesso a condizioni molto favorevoli per le società  straniere) e come un modo di far tornare agli argentini le ricchezze naturali del paese.

foto: GUILLERMO MU-OZ/AFP/Getty Images


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