La grande fuga dalle tasse di Hollande i ricchi francesi comprano casa in Belgio

BRUXELLES – Addio VII arrondissement con la tour Eiffel e il boulevard Sait-Germain; adieu XVI con il Bois de Boulogne e il Trocadero. Ormai il più chic dei venti arrondissements parigini è il “ventunesimo”, come è stato scherzosamente soprannominato il quartiere che si colloca tra gli stagni di Ixelles e il bois de la Cambre, a Bruxelles. La grande fuga dei ricchi francesi dalla sinistra al potere, e soprattutto dalle tasse presenti e future, era già  cominciata in sordina ai primi dell’anno. È poi diventata un fuggi-fuggi poco prima delle elezioni, quando i sondaggi davano vincente Hollande e la sua proposta di una tassa del 75 per cento sui redditi oltre il milione. Ora, dopo il secondo turno delle presidenziali, ha assunto le proporzioni di un esodo incontrollabile.
Si calcola che siano ormai 200mila gli espatriati francesi in Belgio. Di questi, circa 5mila hanno un patrimonio personale valutato attorno ai 30 milioni: un piccolo esercito che vale 150 miliardi di euro. I belgi, che non mancano di senso dell’umorismo, li hanno ribattezzati “i nuovi sdf”. I “vecchi” sdf sono i barboni, sans domicile fixe. Questi, invece, sono sans difficultés financières. Le società  immobiliari, soprattutto quelle specializzate nella vendita di case e appartamenti haut standing, si fregano le mani. Mediamente, hanno già  raggiunto a fine aprile la quota di clienti francesi che normalmente coprivano in un anno. E le valutazioni dicono che il grosso degli esiliati fiscali deve ancora arrivare.
Intendiamoci, il Belgio non è certo un paradiso fiscale. L’imposizione sui redditi è tra le più alte d’Europa. Ma non c’è una tassa patrimoniale equivalente alla famigerata Isf francese, e quella sui redditi da capitale è considerata modesta. E, soprattutto, anche se il governo belga è presieduto dal socialista Elio di Rupo, non c’è un Hollande che minaccia ulteriori stangate.
Ancora prima delle elezioni, Philippe Marini, presidente della commissione finanze del senato francese, spiegava a Le Figaro che, se negli anni scorsi si registrava un espatrio al giorno tra i contribuenti sottoposti alla tassa sui grandi patrimoni, la cifra era raddoppiata negli ultimi mesi, e tutto lascia credere che aumenterà  in modo esponenziale dopo la vittoria socialista.
«Tra molti francesi si è diffuso il panico: i ricchi si sentono messi all’indice e c’è la prospettiva di sempre nuove tasse. Qui sta arrivando gente. Se c’è qualche migliaio di persone che vengono con energia, capitali e spesso anche voglia di fare impresa, tanto meglio per il Belgio», dice Manoel Dekeyser, titolare di un grosso studio belga di avvocati fiscalisti, specializzati nella consulenza per gli espatriati, che negli ultimi mesi ha visto triplicare la propria clientela.
Il Belgio, naturalmente, non è l’unica meta dei ricchi d’Oltralpe. Anche in Gran Bretagna e in Svizzera si registra un afflusso notevole di “profughi fiscali”. Il Times riferisce di un immobiliarista londinese che ha aperto un ufficio in South Kensington, vicino al Lycée francais, con personale di madrelingua francese per accogliere la nuova ondata di clienti.
Ma, alla fine, molti “expat” finiscono per scegliere Bruxelles per almeno tre buoni motivi. Innanzitutto il fatto che si tratta di una città  essenzialmente francofona dove, nonostante i mugugni e un proliferare tra i nuovi immigrati di barzellette sui belgi, i francesi si sentono a casa. In secondo luogo il fatto che il mercato immobiliare è molto più basso che a Parigi, o Londra o Ginevra. «C’è gente che, anche dopo aver subito un salasso fiscale sulla vendita dell’appartamento di Parigi, qui riesce con i soldi che gli restano a comprarsi case o appartamenti grandi tre volte quelli che hanno venduto e altrettanto di prestigio», racconta un immobiliarista con agenzia nel centro di Bruxelles. Infine, Parigi è veramente a un passo. Con il Thalys, ci si mette un’ora e un quarto: una comodità  che permette di affrontare senza drammi gli attacchi di nostalgia, o di continuare a curare i propri affari lasciati in Francia. Del resto questa non è la prima ondata di immigrazione dei ricchi francesi. La prima data dalla vittoria di Mitterrand negli Anni ’80. E i profughi di allora si sono così bene ambientati che ben pochi sono tornati in patria nonostante i lunghi decenni di governo della destra gollista.
Ora però il fenomeno sta prendendo proporzioni tali che il sito internet Cityplug.be ha perfino pubblicato una dettagliata “Guida all’acclimatamento dei francesi delusi dalle elezioni” in cui si consigliano ai nuovi arrivati quartieri, negozi, ristoranti, palestre e perfino panetterie dove trovare le irrinunciabili baguettes: tutto, naturalmente, al top del lusso e della ricercatezza. In pochi giorni la pagina web è stata “raccomandata” da oltre 2mila internauti.


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