La Grecia fa tremare un’Europa (divisa) al bivio

Da due anni a questa parte terremoti di altra natura, ma sempre con l’epicentro in Grecia, fanno tremare l’intera Europa, i palazzi del potere, le istituzioni globali della finanza: sono i sommovimenti della crisi economica e dell’insolvenza dello Stato a minare le colonne portanti dell’edificio dell’Euro e dell’intera Unione Europea. A differenza dei terremoti consueti però possiamo fare previsioni più precise: il Big One, la scossa più disastrosa, potrebbe avvenire domenica 6 maggio in occasione delle elezioni anticipate greche.

La superdomenica elettorale (si vota anche al ballottaggio delle presidenziali in Francia, si vota in Serbia, alle elezioni amministrative in Italia e in un Land tedesco) potrebbe scatenare reazioni a catena, la cui entità  è difficilmente misurabile. C’è chi dipinge scenari catastrofici, con la vittoria di Hollande che destabilizza il rigore finanziario e mette in discussione il nuovo trattato fiscale targato Merkel (provvedimento che rischia tantissimo al referendum indetto in Irlanda per il 31 maggio), e con una Grecia ingovernabile in cui le forze antieuropee costringano il paese a rivedere gli accordi anti default. Altri invece immaginano scossoni salutari: peggio di così le cose non potrebbero andare. Il Fiscal Compact e la politica di austerità  neoliberista imposto dalla Cancelliera tedesca e dal suo alleato Sarkozy devono essere in qualche modo rivisti con idee nuove, da mettere in campo subito senza però ridiscutere completamente i passi fin qui intrapresi.

Intanto la Grecia è in ginocchio economicamente, in pieno marasma politico.Secondo quanto riporta il sito di lettera43 “nel 2011 i redditi in Grecia sono diminuiti del 25,3% rispetto all’anno precedente. Lo si evince da un rapporto annuale dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) in cui sono stati elaborati i dati comunicati dal ministero delle Finanze ellenico. Nello studio si rileva che i lavoratori greci stipendiati pagano tasse relativamente basse ma elevati contributi sociali. Maurice Nettley, economista esperto di politica fiscale presso l’Ocse, ha dichiarato al quotidiano Kathimerini che lo stipendio medio lordo nel 2011 è sceso da 20,457 euro a 15,729 euro. La riduzione ammonta al 23,1%, ma sale in realtà  al 25,3% se si tiene conto dell’inflazione. Al netto delle imposte sui redditi (per i lavoratori non sposati) il reddito è calato del 25,5% a 16.180 euro”.

Il paese è al quinto anno di recessione; giovani, anziani e bambini sono a rischio povertà ; le organizzazioni umanitarie non escludono un intervento. I dati forniti dal governo greco fanno paura: “Il deficit pubblico della Grecia è nel 2011 al 9,1% del Pil, pari a 19,6 miliardi di euro, mentre il debito pubblico è schizzato a quota 355,6 miliardi, vale a dire il 165,3% del Pil, secondo dati forniti la settimana scorsa dall’Ufficio nazionale greco di statistica (Elstat). Le nuove stime sono molto vicine a quelle inserite nella legge di budget votata a dicembre dal Parlamento e che prevedevano per il 2011 un deficit al 9% (contro il 10,6% del 2010 e il 15,6 del 2009) e un debito al 161,7%, in crescita dal 144,9% dell’anno precedente. Sempre secondo le stime inserite nella legge di bilancio, il deficit dovrebbe scendere al 7% nel 2012 con una flessione del debito al 145,5% del Pil grazie alla ristrutturazione del debito privato (Psi) concordata il mese scorso, che ha abbattuto di 100 miliardi il peso del debito”. La Grecia sarà  giudicata colpevole di aver disgregato la moneta unica? Oppure è lei la prima vittima di un errore di valutazione delle istituzioni europee?

A livello politico il quadro è inquietante e frammentato. I due partiti maggiori (la destra di “Nuova democrazia” e la sinistra socialista del Pasok) storicamente alternatisi al governo che insieme nel 2009 ottenevano quasi l’80% dei consensi, ora rischiano di non raggiungere in una grande coalizione la maggioranza dei seggi in parlamento, incalzati come sono dai partiti estremisti, gonfi di rabbia verso l’Europa e, ovviamente, lo straniero.

Concretamente rischia un discreto successo un partito di estrema destra, fascista nei simboli e nelle idee. Scrive Il Post: “poi c’è l’incognita estrema destra, del partito “Alba dorata“: i sondaggi lo danno oltre il 5 per cento dei voti, ben più della soglia del 3 per cento necessaria per entrare in Parlamento. Il partito sta guadagnando consensi, anche grazie ad alcune azioni popolari come la distribuzione di vestiti e alimenti ai più poveri. “Alba dorata” ha detto in passato di voler espellere tutti o quasi gli immigrati dalla Grecia, legali o illegali che siano, e questo ha generato molta ansia nell’attuale governo che ha recentemente creato dei campi di detenzione per gli immigrati illegali in attesa di essere espulsi. Alba dorata si dichiara un partito nazionalista e ha una bandiera con un elemento simile a una svastica”.

Anche i partiti maggiori si lasciano andare alla propaganda antistraniero: “Antonis Samaras, leader di Nuova Democrazia, ha recentemente fatto sapere di volere “bonificare le città  greche prese d’assalto dai clandestini” e ha proposto la modifica in senso restrittivo della legge che permette agli stranieri di acquisire la cittadinanza greca. Il Pasok dal canto suo è in prima linea sui progetti per aprire 30 nuovi centri di detenzione per migranti e per realizzare un muro di separazione nella regione di Evros, al confine con la Turchia. I lavori del muro, lungo 12,5 km, sono già  iniziati e si stima costeranno almeno 7,3 milioni di euro al governo”.

Insomma un cocktail micidiale che davvero potrebbe inaugurare una stagione molto difficile per l’intera Europa, gelando ogni prospettiva di possibile primavera.


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