La marcia a San Pietro per Emanuela

ROMA — Alle 10 di mattina splende un sole già  estivo sulla città  che si prepara al suo tuffo nel passato. Accolto dagli applausi, il sorriso della «ragazza con la fascetta» appare sulla facciata dei Musei capitolini. Il colpo d’occhio in piazza del Campidoglio, adesso che Gianni Alemanno ha srotolato la gigantografia e gridato al microfono «Roma è unita nella battaglia per la verità  su Emanuela Orlandi», produce un effetto spaesamento. La foto dei manifesti che tappezzarono la capitale nel giugno 1983 è un po’ dappertutto: nei cartelli, sulle magliette, appesa ai palloncini. «La storia di Emanuela ha dentro un grumo di cose sporche», dice Walter Veltroni. Misteri all’ombra del Vaticano. Intrighi. Veleni. Oggi come allora: quando i sequestratori chiedevano la libertà  di Alì Agca in cambio della quarta figlia del messo pontificio… 
La «marcia per la verità », organizzata dal fratello della quindicenne scomparsa anche grazie al tam tam su Internet, può cominciare. «A piazza San Pietro, forza!», gridano tanti, temendo di perdersi l’appuntamento con l’Angelus, quando il papa, finalmente, pronuncerà  quel nome e cognome, viatico a un’inchiesta che dovrebbe chiarire 29 anni di misteri «e magari regalarci l’immensa gioia di riabbracciarla, Emanuela, mio Dio, al solo pensiero mi vengono i brividi», quasi sussurra Simona Brunazzi, commerciante di Boccea. Pietro Orlandi, giacca beige e maglia con lo stemma di Osimo, da dove mesi fa lanciò la petizione che ha raccolto 80 mila firme, è assediato dai microfoni. «Marceremo per la dignità  dello Stato e la credibilità  della Chiesa», ha detto poco fa, stretto tra sindaco attuale e precedente. E subito dopo: «L’Italia in cui crediamo è quella di Falcone e Borsellino, di Moro e delle vittime di mafia».
Ecco, il corteo imbocca via delle Botteghe Oscure e qui, dove se ne sono viste di folle, ma sempre più smagrite e sfilacciate, ora sono quasi un migliaio a tenere alti striscioni con su scritto «Basta omertà », «Giustizia», «Cristo è verità ». Sono le parole che hanno spinto Carlo Sartore, panettiere, a mettersi in viaggio da Lugano, «perché è un dovere sostenere gli Orlandi», oppure Marco Maffei, cantautore, da Varese, «nella speranza che i nobili a corte facciano pulizia», o più semplicemente Valeria Martone, 35 anni, operatrice turistica, a venire da Gaeta «perché ho due sorelle più piccole e anch’io per loro farei di tutto…». A corso Vittorio il serpentone procede tra turisti incuriositi, ci sono i volontari di «Libera», il capogruppo udc capitolino con l’associazione «Cambiare davvero», il radicale Beltrandi, quelli di «Movimento per Roma» fuoriusciti dal Pdl. Storie lontane, un pezzetto d’Italia che si ricompone nel nome di una ragazza sparita. 
Castel Sant’Angelo: un ispettore chiede di ripiegare gli striscioni e a Pietro Orlandi di staccare dai palloncini l’immagine della sorella. «No, questo mai». È mezzogiorno: Benedetto XVI appare e cita un passo del Vangelo di Giovanni, «la verità  vi renderà  liberi». Ma è l’unico vago riferimento. Sotto, occhi inchiodati alla finestra, tutti attendono quella parola… «Saluto l’Associazione sclerosi multipla, la rappresentanza della polizia di Stato e la Federazione tiro con l’arco…», scandisce Ratzinger. Fiato sospeso. No, frase finita. «E-ma-nu-e-la!». Si leva anche un urlo ritmato: «Vergogna!». Il fratello alza un braccio come per fermarlo, questo coro senza precedenti. «Mi dispiace, bastava una preghiera. Credo che il Papa sia sempre più solo, deve essere stato sconsigliato dalla segreteria di Stato». Adesso, lassù, la finestra si chiude. I fotografi fanno a tempo a catturare le immagini della ragazza con la fascetta che volteggiano davanti a Palazzo Apostolico…


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