L’«avvocato scalzo» abbandona la Cina

by Editore | 20 Maggio 2012 13:44

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Quando ieri, in un pomeriggio dal cielo nero per lo smog e per un temporale incipiente, il volo United Airline 88 è decollato da Pechino diretto a Newark, negli Stati uniti, i fan di Chen Guangcheng – senza dubbio il passeggero più «pesante» su quell’aereo – hanno gridato vittoria su twitter . «È il grande giorno di Chen!», «Anch’io indosso occhiali da sole» twittavano i sostenitori accorsi all’aeroporto per salutare l’attivista cieco per i diritti dell’uomo scappato dalla Repubblica popolare alla fine di un thriller che ha causato un incidente diplomatico tra la Repubblica popolare e gli Stati uniti. Dopo un’incredibile evasione dagli arresti domiciliari, sei giorni da «rifugiato» nell’ambasciata Usa a Pechino e due settimane in ospedale, Chen ha potuto volare assieme alla moglie e ai due figli verso gli Stati uniti, dove lo attende una borsa di studio della New York University. La Xinhua, l’agenzia di stampa ufficiale della Repubblica popolare, ha sottolineato che Chen aveva presentato domanda per studiare all’estero «attraverso le normali procedure e secondo la legge». Dunque, ufficialmente, Chen non scappa né tantomeno chiederà  «asilo politico»: subito prima dell’imbarco, gli sono stati infatti consegnati i passaporti cinesi per lui e per la famiglia. Jiang Tianyong, uno degli avvocati per i diritti dell’uomo più vicino a Chen, ha fatto sapere che il suo amico è «dispiaciuto di lasciare il Paese, teme per i suoi parenti rimasti nella provincia dello Shandong e spera di ritornare in Cina». Dichiarazioni in parte contraddittorie che non chiariscono che cosa, due settimane fa, abbia fatto cambiare bruscamente idea a Chen, dopo che un compromesso tra Usa e Cina era stato raggiunto per la sua permanenza nella Repubblica popolare, «in una località  protetta e con la possibilità  di continuare gli studi». Quarantenne avvocato autodidatta – da cui il soprannome «avvocato scalzo» – Chen ha documentato migliaia di casi di aborti forzati imposti da funzionari corrotti nella provincia dello Shandong. Per questo motivo da lungo tempo era perseguitato: ha scontato 7 anni di detenzione, tra carcere e arresti domiciliari. Chen era riuscito ad attrarre il sostegno di organizzazioni come Amnesty international ma anche di ChinAid, l’ong Usa di fondamentalisti cristiani antiabortisti che ha giocato un ruolo di primo piano nella sua fuga e nel quasi disastro diplomatico che ne è scaturito. La sua battaglia contro la politica del figlio unico e la corruzione gli ha fatto guadagnare notorietà  nel wangmin , il popolo della rete che si confronta su weibo, il twitter cinese. E che con la sua partenza ha perso uno dei suoi beniamini.

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