Maggiordomo in cella Il Papa «addolorato»

ROMA — Per il maggiordomo infedele di Benedetto XVI, Paolo Gabriele, quella appena passata è stata la seconda notte trascorsa nella camera di sicurezza della Caserma della Gendarmeria vaticana. Gabriele, accusato di essere uno dei corvi che hanno sottratto documenti riservati del Papa e della Santa Sede all’origine della cosiddettaVatileaks, è stato «fermato» giovedì pomeriggio. I sospetti sul maggiordomo sono stati raccolti dalla Commissione, presieduta dal Cardinale Herranz. La sua abitazione è stata perquisita e vi è stata trovata «una mole ingente di documenti che non avrebbero dovuto essere in suo possesso». Più che indizi, quindi, la prova della «canna fumante», cioè prove assolutamente inoppugnabili. Del resto nessuna approssimazione investigativa sarebbe stata possibile nei confronti di un componente della famiglia pontificia.
Così ieri mattina presto, il capo della Gendarmeria vaticana, Domenico Giani, ha avvisato il segretario personale del Pontefice monsignor Georg Gà¤nswein, di quando stava accadendo. L’assistente di camera di sua Santità , è stato sottoposto ad interrogatorio da Nicola Picardi, il Promotore di Giustizia (l’equivalente di un Procuratore generale), l’arresto è stato confermato. E poco dopo le 13 di ieri la notizia è diventata una «breaking news» mondiale, quando il portavoce vaticano, padre Lombardi ha annunciato «che la Gendarmeria aveva individuato il Corvo». Dopo qualche ora il Vaticano ha fatto sapere che il Papa è «addolorato e colpito» per l’arresto della presunta «talpa». 
Adesso Gabriele, che è cittadino vaticano, rischia un processo (con tre gradi di giudizio, compreso quello di Cassazione) che potrebbe costargli 30 anni di carcere. I reati dei quali è accusato sono infatti molto gravi: la violazione della corrispondenza di un Capo di Stato, equivale infatti ad attentato alla sicurezza dello Stato. Anche nel determinare la pena, la legislazione vaticana recepisce quella italiana. Giovedì 24 maggio rimarrà , dunque, negli annali della Città  Stato come una giornata, a suo modo storica, segnata da due eventi traumatici: la destituzione del presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi, e l’arresto di uno dei corvi che si sono macchiatati di una orchestrata fuga di notizie. Quanto allo Ior, ieri la Commissione cardinalizia di sorveglianza si è riunita, ma senza nominare un nuovo presidente. Ad interim è subentrato il vice presidente Ronaldo Hermann Schmitz, ex ad della Deutsche Bank. Ma non è stato diramato alcun comunicato. Quanto ai corvi, per tutto il giorno si sono rincorse voci di nuovi imminenti arresti. Perché Gabriele poteva accedere alla corrispondenza del Papa, ma non sicuramente a documentazione finanziaria, né alle relazioni di servizio della Gendarmeria. Né infine alla corrispondenza diplomatica cifrata tra la Segreteria di Stato e le Nunziature in tutto il mondo, compresa quella in Italia, come risulta dagli atti pubblicati nel libro «Sua Santità » di Gianluigi Nuzzi. Per questo le indagini continuano «a tutto campo» per appurare se l’uomo abbia avuto complici. E se ci sono mandanti. Del resto, il presunto «Capo» dei corvi (la fonte principale, nome in codice «Maria»), il 22 febbraio scorso intervistato in tv aveva affermato che almeno un’altra ventina di «gole profonde» erano in azione, mentre lui stesso aveva spiegato «di essere attualmente in forza alla Segreteria di Stato».


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