Nato, via allo scudo antimissili Decise le tappe del ritiro da Kabul

CHICAGO — Inizio del dispiegamento dello scudo antimissile a protezione dell’Europa, definizione delle tappe del disimpegno dall’Afghanistan e strategia dell’«impronta militare leggera» (meno soldati, più sorveglianza elettronica) che gli Stati Uniti, dopo averla sperimentata con un certo successo, cominciano a trasferire ai partner dell’Alleanza Atlantica.
Dal G8 di Camp David, senza decisioni concrete capaci di incidere su un’economia di nuovo in piena emergenza, alla grandiosità  del vertice Nato a Chicago: nemmeno questo summit ospitato da Barack Obama nella sua città  offrirà  novità  clamorose, ma qui il clima è diverso. Diversissimo il contesto — dalle chiacchierate informali e i vestiti «casual» nei boschi del Maryland allo sterminato e blindato McCormick Convention Center nel mezzo di una città  in assetto di guerra — ma diversi, soprattutto, i temi in discussione.
Il G8 non ha più la forza e l’unità  d’intenti per funzionare da regista del sistema economico internazionale, mentre la Nato, pur se afflitta da molti problemi di ardua soluzione — la ridefinizione del suo ruolo strategico, il dopo-Afghanistan, i rapporti con la Russia, l’imperativo del taglio dei bilanci militari, visto che molti partner sono sull’orlo del collasso finanziario — può celebrare il successo della sua missione storica: un mondo che da oltre 60 anni non conosce vere guerre.
Sessantadue Paesi, i 28 membri dell’Alleanza più i partner, compreso il «problematico» Pakistan: il vertice di Chicago è il più imponente mai organizzato dall’Alleanza. Dopo l’apertura dal Segretario generale, il danese Anders Fogh Rasmussen che ha rivendicato il ruolo dell’organismo per la stabilità  e il contenimento dei conflitti locali, i partner hanno esaminato gli aggiornamenti della strategia dell’Alleanza necessari per adeguare il sistema di difesa alle nuove esigenze geopolitiche, all’evoluzione delle tecnologie, all’imperativo del taglio dei bilanci.
Il problema più pressante è la gestione del disimpegno dall’Afghanistan e il contributo alla ricostruzione che andrà  avanti oltre il ritiro del 2014 (dopo l’incontro Obama-Karzai ieri il generale John Allen ha confermato che il grosso del disimpegno avverrà  già  a metà  2013). Ma a caratterizzare questo vertice sono soprattutto le opzioni strategiche di lungo periodo impostate un anno e mezzo fa al summit di Lisbona e che ora giungono a maturazione. Tre i punti centrali: 1) L’inizio della creazione di una rete europea di difesa basata sul dispiegamento di radar e missili antimissile nell’Europa orientale e meridionale (soprattutto Polonia, Romania, Bulgaria e Turchia). La prima fase del dispiegamento (contestato dalla Russia) — che inizia ora ma sarà  completato nel 2020 — prevede l’istallazione di batterie sperimentali e il trasferimento sotto comando Nato di unità  della US Navy dotate del sistema di difesa antiaerea e antimissile Aegis dislocate nel Mediterraneo.
2) Lo sviluppo della strategia di «light footprint», impronta leggera. Obama l’ha adottata soprattutto in chiave antiterrorismo, sostituendo agli interventi sul terreno un impiego massiccio di «droni» per sorveglianza e attacco contro specifici obiettivi. Ora anche la Nato comincia a dotarsi di questi aerei senza pilota. A Chicago è stata ratificata l’intesa per la creazione di una prima base a Sigonella, in Sicilia, con una dotazione iniziale di cinque ricognitori senza pilota Global Hawk capaci di sorvegliare il Mediterraneo meridionale, il Nord Africa e il Medio Oriente.
3) La ridefinizione del ruolo strategico della Nato nell’era post-Afghanistan: il ritorno a un focus solo europeo è osteggiato da molti Paesi, compresa l’Italia, che non vogliono riportare indietro l’orologio al tempo in cui l’Alleanza era concepita in funzione antisovietica. Anche per questo si lavora per attenuare le tensioni con Mosca, legate al dispiegamento della difesa antimissile. Un lavoro diplomatico che fin qui non ha dato grossi risultati: gli emissari incaricati di convincere Mosca che la Nato non ha intenzioni ostili nei giorni scorsi hanno trovato una pessima accoglienza. La Russia non crede che gli Usa vogliano davvero coinvolgerla nel progetto, minaccia rappresaglie e, dopo la decisione di Vladmir Putin di disertare il G8, Mosca partecipa al vertice Nato soltanto con un funzionario.


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