Abbattuti due caccia turchi, alta tensione Ankara-Damasco

Era in corso ieri sera un vertice straordinario di sicurezza convocato dal premier turco Erdogan per discutere dell’abbattimento, avvenuto qualche ora prima, di un caccia F-4 parte della difesa antiaerea siriana. Ankara si prepara a fare la voce grossa nonostante le scuse presentate da Damasco. I due paesi sono ai ferri corti da quando, poco più di un anno fa, è cominciata la crisi siriana. Erdogan è un nemico dichiarato del presidente Bashar Assad e la Turchia ospita il comando dell’Esercito libero siriano (i disertori anti-regime) e il Consiglio nazionale siriano, il principale ragruppamento dell’opposizione. Il premier turco ha anche minacciato il ricorso alla Nato in risposta a colpi d’arma da fuoco sparati dalle guardie di frontiera siriane verso il territorio turco. Erdogan ieri è stato prudente, ha sottolineato che le scuse siriane sono arrivate in modo «molto serio» e che Damasco ha espresso «la sua grande tristezza ed ha precisato che si è trattato di un errore». È presto però per dire che l’escalation militare è scongiurata.
A riferire le prime notizie dell’abbattimento è stato il nuovo canale satellitare all news Al-Mayadeen. Poi anche la televisione russa e quella di Hezbollah, al Manar, hanno confermato l’accaduto. I due cacciabombardieri erano partiti dalla base di Erhac e sarebbero entrati improvvisamente nello spazio aereo siriano per motivi ignoti. «Uno dei jet è stato abbattuto ed è precipitato nelle nostre acque territoriali, il secondo è riuscito ad allontanarsi nonostante i danni subiti», ha riferito Ihab Sultan, un giornalista siriano. Il pilota e il navigatore, ha aggiunto il quotidiano turco Hurriyet, sono stati tratti in salvo da un elicottero della Marina turca.
L’abbattimento del caccia F-4 ha aggravato la tensione in una giornata già  segnata dalle notizie della strage di 26 siriani, forse «shabiha», i sostenitori del regime, a Daret Azzeh nella provincia di Aleppo. La televisione di stato ha parlato di civili uccisi da terroristi. Un video amatoriale pubblicato su YouTube e rilanciato dalle tv satellitari arabe, mostra cadaveri di giovani con i vestiti intrisi di sangue e almeno due di loro indossano una divisa. L’agenzia di stampa Sana ha riferito anche del rapimento di numerosi civili compiuto dai responsabili del massacro. Il bagno di sangue in Siria è sempre più ampio. La strage di Aleppo conferma che i ribelli hanno alzato il tiro e che le forze armate governative non sono le uniche responsabili dei sempre più frequenti massacri che avvengono nel paese. Ribelli che sono il terminale del traffico di armi che, secondo il New York Times, gestirebbero dal sud-est della Turchia gli agenti della Cia americana. 
Intanto l’inviato speciale dell’Onu Kofi Annan lavora all’organizzazione il 30 giugno di una conferenza internazionale sulla Siria. «È necessario il sostegno di tutta la comunità  internazionale… per questo sono stato in questi giorni in diverse capitali del mondo per parlare dei prossimi passi per l’attuazione del piano di pace». Annan pensa in particolare alla definizione di una «road map», con il coinvolgimento anche di Russia, Turchia e di altri paesi, incluso l’Iran. Le possibilità  di successo appaiono minime perché, spiegano fonti occidentali, nei disegni americani il piano dovrà  portare all’uscita di scena immediata di Bashar Assad, ipotesi nettamente respinta da Mosca.


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