Generali, i grandi soci vogliono Greco

MILANO – Showdown sotto la Madonnina per la guida di Generali. Il consiglio straordinario per la sostituzione dell’ad Giovanni Perissinotto inizia alle 10,30. I grandi soci ritengono di avere la maggioranza dei voti per sostituire il capo delle polizze triestine dal 2001 con Mario Greco, manager con un passato in Ras ed Eurizon Vita ora a capo della divisione general insurance di Zurich. I cospiratori sembrano farsi forza di 11 orientamenti di consiglieri che starebbero in calce a una lettera di sfiducia, fatta girare dall’ad del socio De Agostini, Lorenzo Pellicioli. Ne bastano nove per decidere nel cda, formato da 17 elementi.
Sul fronte opposto il manager friulano – che giovedì ha inviato una lettera rabbiosa accusando il primo socio Mediobanca di eterodirigere Generali e di porre il veto su investimenti a Est e ricapitalizzazioni – ribatte punto su punto, in una difesa a oltranza. Schiera gli agenti e i dipendenti di Generali a favore dello status quo. Lascia filtrare voci per cui i numeri della conta non sono definiti. E punta molto sui tre consiglieri indipendenti scelti da Assogestioni, Cesare Calari, Carlo Carraro, Paola Sapienza, che non paiono concordi e alle 9,30 si vedranno in cerca di una posizione univoca. Se vale l’assioma per cui gli “indipendenti” devono seguire l’umore del mercato, le spie sono contrastanti. Da una parte, Generali e il suo primo socio Mediobanca hanno scambiato tra flussi rialzisti e chiuso in rialzo rispettivamente del 3,35% e del 3,69%, in un settore a luci e ombre. Dall’altra, le prese di posizione dei broker – tra cui Chevreux, Bofa/Merrill Lynch, Credit Suisse, Bnp – più o meno coralmente, apprezzano il candidato Greco, ma deplorano le modalità  del blitz e le accuse alla gestione attuale basate sulla debolezza del titolo. Che non a caso dallo scorso luglio si muove in diretta correlazione (1 a 1) con il Cds sovrano dell’Italia. Questo perché Generali ha 50 miliardi di Btp in pancia, e il loro deprezzamento lima del pari il patrimonio di gruppo.
L’ad si è dovuto – è la seconda volta in un mese – anche difendere dagli strali di Leonardo Del Vecchio, suo primo azionista privato col 3%. «Ho letto con grande stupore e amarezza la lettera di Perissinotto al cda Generali – ha scritto il patron di Luxottica –. Traspare chiaramente che già  da tempo l’ad non è adeguato. Questo era già  dimostrato chiaramente dalla modestia dei risultati gestionali, dalla più che negativa percezione del mercato su di lui e dalla totale mancanza di visione strategica». Per Del Vecchio, Perissinotto «getta discredito sui consiglieri e sugli azionisti, che considera sottoposti a un’influenza speciale da parte di Mediobanca. Ma sono stato io insieme a Lorenzo Pellicioli a rappresentare a Mediobanca l’urgenza del cambiamento». L’imprenditore aggiunge poi: «La vicenda Fonsai/Unipol non c’entra nulla con la sfiducia a Perissinotto ed è tirata da lui in causa solo per coprire la mancanza di risultati accettabili. Se il consiglio nominerà  Mario Greco come futuro ad, sarà  esclusivamente per dare un decisivo “cambio di passo” alla gestione della compagnia». Perissinotto gli ha replicato: «Del Vecchio nella sua residenza all’estero ha una visione dell’Italia e di Generali un po’ lontane dalla realtà ».


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