Generali, resa dei conti sull’ad Perissinotto

MILANO – Anche a Trieste la crisi spazza i vertici, e rischia di anticipare l’uscita di Giovanni Perissinotto, ad di Generali dal 2001. Al suo posto, se i numeri saranno dalla parte dei “cospiratori”, dovrebbe arrivare Mario Greco da Zurich Insurance, dopo un passato di vertice in Ras Italia (Allianz) ed Eurizon Vita, polo assicurativo di Intesa Sanpaolo. Sabato mattina è stato convocato un cda straordinario, con all’ordine del giorno gli articoli 2381, 2386 e 2389 del Codice civile, che disciplinano rispettivamente le linee strategiche, la sostituzione di amministratori e i loro compensi. Decrittato, sembra il viatico per sottoporre ai consiglieri la sostituzione di un manager ritenuto dai suoi soci forti alla fine di un ciclo, anche per i risultati non del tutto soddisfacenti e l’andamento di Generali in Borsa: -22% in un mese, -31% in sei, -45% in un anno.
Perissinotto mercoledì ha incontrato i vertici di Mediobanca, e avrebbe risposto “no” alle richieste di Alberto Nagel e Renato Pagliaro di dimettersi. Ieri, poi, ha argomentato con una lettera, indirizzata a Nagel e girata ai consiglieri di Trieste: «Apprendo con incredulità  che ancora una volta il nostro socio di maggioranza vuol mettere i suoi interessi sopra quelli della compagnia». E spiega che il ribasso del titolo è legato all’andamento dei Btp «perché siamo fedeli al paese, e quando ho cercato di diversificare in Russia e Repubblica Ceca, voi non avete voluto per timore di ricapitalizzare». Il vero motivo del blitz, secondo Perissinotto, è che Generali non ha fatto niente per fermare l’incursione di Palladio finanziaria su Fonsai. E chiude con un perentorio: «Mediobanca non deve considerare Generali come una sua provincia». Generali è investitore in Btp per una cinquantina di miliardi e risente del loro deprezzamento iniziato nove mesi fa, mentre le rivali Allianz e Axa, investono in governativi a tripla A. Tuttavia i grandi azionisti di Generali sono insoddisfatti dei bilanci firmati negli ultimi anni, e di un’azione finita a 8,21 euro (-0,67%), circa un terzo da quando De Agostini, Del Vecchio e Caltagirone investirono alcuni miliardi a Trieste. Le loro minusvalenze, oggi ammontano a molte centinaia di milioni. Anche Mediobanca, socio al 13,24% al valore di carico “storico” sui 10 euro, ha visto negli anni erodersi plusvalenze per miliardi.
Così Mediobanca e i soci privati forti (De Agostini, Caltagirone, Del Vecchio) avrebbero stabilito che ora, non alla scadenza tra anno, va affrontato il cambio di leadership e strategie, per dare un segnale al mercato e avviare il miglioramento delle performance dell’assicuratore. Sembra che le maggiori pressioni vengano da Lorenzo Pellicioli, consigliere a Trieste e ad di De Agostini (ha il 2,43%), visto ieri in Mediobanca. I “cospiratori”, che un anno fa con simili mosse estromisero Cesare Geronzi dalla presidenza Generali, porteranno in consiglio le loro considerazioni, chiedendo il cambio. Servono nove voti per sfiduciare Perissinotto. I più incerti finora sembrano quelli di Diego Della Valle, Alessandro Pedersoli, Petr Kellner e del consigliere indipendente Carlo Carraro.


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