IL GRANDE FRATELLO CHE MINACCIA LA RETE

Chiunque navighi abitualmente su Internet conosce e apprezza le funzioni di Google, il più grande e potente motore di ricerca della Rete. Basta inserire un nome, una data o un argomento qualsiasi, per ottenere all’istante un’esauriente lista di citazioni e informazioni in materia. Di che cosa vive Google? Vive, come e più di tutti gli altri media, di pubblicità : fino al 96% dei suoi ricavi globali. L’ultimo fatturato è stato di 10,65 miliardi di dollari, con un utile di 2,89, mentre nel primo trimestre del 2012 Google ha registrato un vorticoso aumento del 61% superando i cento milioni di utenti. Tanto da aver raggiunto ormai una posizione dominante in quasi tutti i mercati europei. È contro questo colosso del cyber-spazio che il Garante dell’Antitrust italiano, Giovanni Pitruzzella, ha preso posizione nei giorni scorsi per denunciare il pericolo che Google possa arrivare a detenere il monopolio della pubblicità  digitale, danneggiando di conseguenza l’intero sistema dell’informazione e quindi anche l’editoria tradizionale. E perciò ha annunciato ufficialmente l’apertura di un’istruttoria. Si tratta di una questione che all’interno dell’Agcom avevano già  sollevato – per la verità  – gli ex consiglieri Sortino, D’Angelo e Lauria, imbattendosi però nelle resistenze dell’Authority guidata da Corrado Calabrò.
“Le potenzialità  del mercato pubblicitario digitale – sostiene Pitruzzella nella sua relazione annuale – sono limitate dalla concorrenza dei grandi attori web internazionali, originariamente estranei al mondo dei media, che ormai hanno acquisito posizioni di particolare forza economica che possono finire per depotenziare le opportunità  del mercato digitale”. A suo avviso, “i motori di ricerca come Google e i cosiddetti social network ormai costituiscono un passaggio obbligato per la distribuzione dei contenuti web e Google, avvalendosi di questa posizione, si è posto l’obiettivo di divenire protagonista assoluto nel mercato della raccolta pubblicitaria”. E perciò, come avverte lo stesso Garante, nel giro di pochi anni potrebbe diventare monopolista in questo mercato.
“L’assenza di regole adeguate – afferma ancora Pitruzzella – rischia di marginalizzare l’industria editoriale, nonostante i significativi investimenti per realizzare processi di integrazione multimediale. Per questo, unitamente a una più generale riflessione sulla struttura del mercato della raccolta pubblicitaria, volta ad assicurare la più ampia diffusione del pluralismo, ritengo che vada nella giusta direzione ogni proposta volta a inserire nel novero delle attività  ricomprese nel Sistema integrato delle comunicazioni (Sic) quelle svolte da operatori fornitori di contenuti, gestori di portali, motori di ricerca, social network, che competono con gli editori tradizionali nell’attività  di vendita degli spazi pubblicitari agli inserzionisti”.
Il Sic, a cui fa riferimento il Garante dell’Antitrust, fu introdotto in Italia dalla legge Gasparri per fissare un “tetto” del 20% sui ricavi nel settore delle telecomunicazioni a carico di ogni singolo operatore, in difesa del pluralismo dell’informazione e della libera concorrenza. Ma in realtà  il meccanismo era stato congegnato dal governo Berlusconi per consentire a Mediaset di mantenere e allargare ulteriormente la sua quota di mercato. In quel calderone, insieme ai ricavi editoriali in senso stretto (pubblicità , vendite e abbonamenti), furono comprese infatti una serie di voci che con l’editoria hanno poco o nulla a che fare: dai biglietti del cinema alle offerte promozionali sul punto vendita. Allargando a dismisura il “paniere”, insomma, è stato diluito in modo artificioso il limite contro le concentrazioni.
Dagli Stati Uniti all’Europa, s’è attivato ora nei confronti di Google un vasto fronte antitrust: soprattutto in merito alla mancata “neutralità ” dei risultati della ricerca. C’è il fondato sospetto che le risposte fornite alle richieste degli utenti corrispondano più a interessi pubblicitari e commerciali che a trasparenti criteri editoriali. E a Bruxelles, su sollecitazione di alcune aziende a cui si sono uniti gli editori tedeschi con l’appoggio anche di quelli italiani, il commissario Almunia ha già  invitato Google a risolvere in un negoziato informale gli aspetti più controversi, prima di aprire una lunga (e costosa) procedura formale: la scadenza è fissata per lunedì prossimo, 2 luglio. Per quella data, dunque, il Grande Fratello della Rete dovrà 
cominciare a mettere le carte in tavola.


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