Kusturica Tutti uniti contro il regista “Distrugge la nostra storia”

C’è quella foto famosa di Ivo Andric, dove il premio Nobel per la letteratura 1961, sta in piedi davanti alle arcate del ponte di Visegrad, il ponte sulla Drina che aveva dato il titolo al suo romanzo più famoso. Andric porta gli occhiali con la montatura nera pesante e ha il cappotto abbottonato fino al collo com’era sua abitudine. In quella regione si erano scontrati per secoli l’impero romano d’occidente e l’impero romano d’oriente, gli ottomani e gli asburgici, i cattolici e gli ortodossi, i serbi e i musulmani. Quando Andric ricevette, unico jugoslavo, il premio Nobel, il ponte diventò il simbolo della “fratellanza e dell’unità ” predicata nella Jugoslavia di Tito. Oggi quell’unico Nobel fa gola a tutte le etnie della Bosnia, che si contendono Andric anche perché lo scrittore, nato nella Sarajevo bosniaca da una famiglia cattolica croata quando era appena finito il dominio ottomano e la Bosnia era passata in mani austroungariche, si presta a tutte le possibili rivendicazioni.
Il regista Emir Kusturica, ha deciso di accaparrarselo come serbo (sembra che scrivesse in serbo, si vedrebbe dalla differenza tra la “e” e la “ie”) con un mega progetto, da realizzare a Visegrad, l’ultimo angolo di Bosnia “srpska” (secondo la divisione in due parti, una serba e una croato-musulmana, concordate a Dayton per metter fine ai combattimenti e ai massacri). Anche Kusturica ha una storia personale complicata: nato a Sarajevo, si è però fatto battezzare ortodosso e durante le guerre nell’ex Jugoslavia ha simpatizzato
con Karadzic e Milosevic. Su una collina, che sembra, come l’intera cittadina, un’appendice del maestoso ponte di pietra che con le sue undici arcate s’inarca sulla Drina, Kusturica ha progettato di costruire una cittadina di quattro secoli fa che prima servirà  da coulisse per il suo prossimo film sul romanzo e poi rimarrà  come attrazione turistica e monumento al grande scrittore. Il progetto ha bisogno di una patina che dia il senso dell’antichità , dice Kusturica. E ha deciso che per trovare pietre antiche gli
bastava smantellare la fortezza ottocentesca della vicina cittadina erzegovese di Trebinje. Le ruspe erano già  all’opera (con un accordo verbale col sindaco di Trebinje, a quanto sostiene il regista) quando gli abitanti hanno reagito impedendo che la loro fortezza
austro-ungarica venisse demolita. «Tanto — ha sostenuto Kusturica — l’Austria-Ungheria non ha lasciato nulla in Bosnia che meriti di essere preservato». Dal Kossovo alla Croazia tutti in questo momento costruiscono o demoliscono monumenti che non
coincidono con le loro idee. Per il suo progetto, il regista ha ricevuto molti dei fondi che la Repubblica Srspka riceve dall’Europa: dai 10 ai 12 milioni di euro, mentre il comune ha concesso gratuitamente tre ettari di terreno (molti sospettano però che una mano in
pasta ce l’abbiano anche le mafie serbe per ripulire il loro denaro). Tra la popolazione di Visegrad il progetto suscita naturalmente molte speranze: la cittadina è priva di qualsiasi attività  lavorativa e i giovani passano le giornate in un solo caffè in piazza dove un cameriere
amico li lascia sedersi tutti al tavolo anche se ordinano solo un caffè. In Serbia Kusturica ha già  realizzato un progetto analogo, la Drvengrad, città  di legno, un villaggio in stile rurale serbo che attira diversi turisti.


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