La crisi erode le conquiste civili Licenziamenti e tagli ogni giorno

RAPPORTO DIRITTI GLOBALI 2012. Una lotta di classe al contrario, un balzo all’indietro che si sostanzia in un recupero di profitti, privilegi e potere che il precedente ciclo di lotta e cambiamenti degli anni sessanta e settanta avevano concretamente e in profondità  messo in discussione in molti paesi europei e negli Stati Uniti

EMANUELA STELLA - Repubblica.it Sergio Segio • 22/6/2012 • Rapporto 2012, Recensioni 2012 • 1453 Viste

La crisi erode le conquiste civili Licenziamenti e tagli ogni giornoROMA – Se c’è un trend individuabile nella crisi in atto, a prescindere dalle diverse situazioni nazionali, è quello del significativo restringimento dei diritti di cittadinanza e lavoro. Lo sottolinea il Rapporto sui diritti globali 2012 “La Grecia è vicina” (giunto alla decima edizione), promosso da CGIL e curato da Associazione Società  Informazione con la partecipazione di ActionAid , Antigone , Arci , Cnca Fondazione Basso-Sezione internazionale, Forum ambientalista, Gruppo Abele, Legambiente, Redattore sociale, Una Città , Vita.

Le conseguenze della crisi.
Licenziamenti facili, smantellamento dello Stato sociale, taglio della spesa pubblica, deregulation, impoverimento dei redditi sono le conseguenze della crisi finanziaria in atto e della “medicina” imposta dai governi per conto degli organismi internazionali. Una lotta di classe al contrario, un “grande balzo all’indietro”, sottolinea Sergio Segio, coordinatore del rapporto, “che si sostanzia in un recupero di profitti, privilegi e potere che il precedente ciclo di lotta e cambiamenti degli anni sessanta e settanta avevano concretamente e in profondità  messo in discussione in molti paesi europei e negli Stati Uniti”.

Ricchi sempre più ricchi, poveri al palo.
Il dato più vistoso si ricava dalla classifica dei super ricchi, il Bloomberg Millionaire Index: in pochi mesi, da gennaio ad aprile 2012, il patrimonio delle 40 persone più ricche del mondo si è accresciuto di 95 miliardi di dollari, arrivando a superare il trilione. E se negli anni settanta e ottanta i compensi medi dei top manager arrivavano a 40 volte l’importo del salario di un operaio, oggi ammontano a 300 volte, con punte di mille, mentre tra il 1992 e il 2007 le tasse, per i 400 americani più ricchi, sono calate in media del 37%. “Il denaro, ovvero la finanza, è divenuto un valore-potere in sé e che a sé tutto subordina”. In Italia – sono dati Bankitalia – a fine 2008 la metà  più povera delle famiglie deteneva il 10 per cento della ricchezza totale, mentre il 10 per cento più ricco ne controllava quasi il 45 per cento: dieci persone possiedono beni e capitali per 50 miliardi di euro, quanto i tre milioni di italiani più poveri. Il sistema non solo è profondamente iniquo, ma non più sostenibile, sottolinea il coordinatore del rapporto.

Una guerra con lo spread al posto delle bombe.” “Ciò che è successo in Grecia, dal punto di vista della devastazione del tessuto sociale, è paragonabile a una guerra, cinicamente condotta attraverso le leve dell’economia e della finanza; e come sempre, assieme alla verità , è la democrazia a essere la prima vittima di qualsiasi guerra, che essa avvenga con i bombardamenti, attraverso l’aggressione al pianeta e la rapina delle sue risorse, oppure mediante l’oscillazione dello spread”, osserva Segio, che denuncia l’abdicazione dei governi nazionali alle banche centrali e alla grande finanza. Nell’ambito della mentalità  e del senso comune si è imposta la “bontà ” di un liberismo “distruttivo e pervasivo” (ricordiamo affermazioni di importanti ministri secondo i quali “con la cultura non si mangia” oppure “il mercato si regola da solo e deve essere lasciato assolutamente libero di operare”). E’ anche per questo che il nostro paese è all’ottavo posto (su 34) nella classifica della disparità  sociale, e la forbice continua ad allargarsi.

La Camusso: sacrifici a senso unico”. In Italia il governo Monti “ha usato l’emergenza per imporre al paese sacrifici a senso unico che hanno colpito soprattutto i più deboli” secondo il segretario della Cgil Susanna Camusso, che denuncia “un’offensiva esplicita contro i più consolidati diritti contrattuali e di legge sul lavoro, estendendo la precarietà , limitando i diritti sindacali di rappresentanza, chiedendo licenziamenti più facili, peggiorando le condizioni di lavoro e violando le norme di legge vigenti. Non è abbassando il grado di civiltà  di un paese che si garantisce la sua crescita economica”. Come uscirne? Attraverso una decrescita consapevole che ci faccia superare i diversi shock che ci troveremo di fronte e che comporti una riconversione economica in chiave ecologica (la Cina ha già  cominciato a farlo), grazie a un nuovo concetto di democrazia e al riconoscimento generalizzato dei diritti. E tutto questo non può che partire da una mobilitazione popolare.

I soldi per il welfare ci sono, si cambi politica”. Il rapporto analizza nel dettaglio temi cruciali quali l’emergenza ambientale, la situazione politica internazionale, l’economia, il welfare (“i soldi ci sono, basta cambiare politica”), l’immigrazione. Il confronto dell’Italia con la media Ocse è desolante: se la crescita media dei redditi è dell’1,7% all’anno, il nostro paese si ferma allo 0,8%. A dicembre 2011 i prezzi erano cresciuti del 3,3%, le retribuzioni dei lavoratori dipendenti dell’1,5%. “Considerando l’aumento annuo delle retribuzioni orarie (+1,8%) e il livello d’inflazione (+2,8%) si arriva a un 1% di salario ‘mangiato’ dall’inflazione, il valore peggiore dal 1995”, si legge nel rapporto.

Sul lavoro penalizzati immigrati e donne.
Tra un lavoratore a tempo determinato e un dipendente “in regola” c’è un divario del 24%, che si traduce in 336 euro mensili in media. Tra i lavoratori più penalizzati gli stranieri, le cui famiglie percepiscono il 45% in meno delle italiane. Le lavoratrici dipendenti guadagnano il 20% in meno dei loro colleghi (1.096 contro i 1.377 euro degli uomini nel 2010) e una donna su quattro si trova nella condizione di perdere il lavoro dopo una gravidanza. In materia di pensioni, infine, il 50,8% non supera i 500 euro al mese, il 79% non va oltre i mille e solo il 10% supera i 1.500 euro.

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