Monti e gli Usa: la crisi? Non è colpa soltanto dell’Europa

LOS CABOS — Mario Monti usa, come sempre, toni pacati. La crisi, dice, non è nata in Europa e nessuno può pensare che la Ue sia «l’unica fonte» dei problemi che stiamo affrontando. Problemi che hanno invece origine «dagli squilibri di altri Paesi, come gli Usa». Ciò non vuole dire che «abbiamo difficoltà  a confrontarci sui nodi europei in un ambito più ampio come il G20, ma sentiamo il diritto e la responsabilità  di risolverli all’interno della Ue». 
Insomma, il confronto sulla crisi della Grecia va bene ma «ognuno faccia i compiti di casa in casa propria». Il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, utilizza parole decisamente più esplicite. «Non accettiamo lezioni da nessuno», ma la linea comune che emerge è quella di un’Europa che a Los Cabos non vuole farsi mettere sul banco degli imputati, o sotto schiaffo, dagli altri partner. Anche perché tutti i Paesi hanno i loro problemi. A partire dagli Usa e dal suo presidente Barack Obama che continua a sollecitare l’Europa all’azione, preoccupato com’è per il difficile decollo della ripresa nel suo Paese. 
Il premier italiano è però decisamente più prudente di Barroso. Anche perché i suoi rapporti con il presidente americano sono decisamente buoni, testimoniati ultimamente da continui contatti e non c’è dubbio che Monti possa e voglia continuare a svolgere il ruolo di collegamento con Washington, in una fase in cui tutti i paesi industrializzati sono legati dal comune interesse di rilanciare una crescita. E così c’è la conferma del vertice serale (in Italia sarà  notte fonda) tra i leader europei e il presidente Usa. 
Monti è comunque preoccupato. Il commento a caldo dopo il voto greco, domenica notte al suo arrivo nella cittadina messicana, era stato più fiducioso. Ma i mercati non lo sono stati altrettanto. Forse il premier non se l’aspettava. E il ritorno delle tensioni sui titoli del debito italiano non era uno degli argomenti che avrebbe voluto trattare nel corso del G20. I mercati «non sono convinti che basti l’avvio di una soluzione greca soddisfacente per calmarsi». Occorre «andare avanti tutti insieme, serve una maggiore integrazione» dei processi decisionali, perché gli investitori «hanno in mente alcuni vizi d’origine sulla costruzione dell’euro che è compito degli europei sanare». E occorre farlo al più presto, aggiunge Monti indicando la road map per arrivare alla decisione. Al vertice europeo, di fine giugno «dobbiamo prendere iniziative concrete», che testimonino l’integrazione politica dell’Unione. Decisivo a riguardo sarà  lo snodo dell’incontro quadrilaterale tra Francia, Germania, Italia e Spagna in programma il 22 giugno. E all’Italia arrivano a Los Cabos le esortazioni del Fmi per fare funzionare meglio il mercato del lavoro e rafforzare la competitività . «Sono queste le priorità  di riforma», afferma il Fondo rilevando i progressi fatti finora ma sollecitando anche di attuare le liberalizzazioni e di approvare la riforma del lavoro. 
La trasferta messicana è stata comunque per Monti anche l’occasione per una serie di incontri bilaterali, con il presidente del Messico, Felipe Calderon e poi, fra gli altri con la premier australiana Julia Gillard, la presidente del Brasile Dilma Rousseff e quella dell’Argentina Cristina Kirchner. Con Rousseff in particolare ha avuto modo di affrontare il tema della mega commessa di 11 navi per la Marina militare ottenuta da Fincantieri ma arenata dopo il delicato e faticoso confronto sul caso Battisti. Quanto all’Argentina, resta sempre in sospeso il dossier del rimborso di 1,3 miliardi di dollari dei tango-bond mentre si è aperto il problema del blocco delle tariffe elettriche deciso dal governo di Buenos Aires che penalizza l’Enel.


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