Monti: un modo per premiare i Paesi che sono in regola Non è certo un salvataggio

LOS CABOS — Dieci giorni: le decisioni per salvare l’euro e l’Europa dovranno maturare in poco più di una settimana. Lo dice il premier Mario Monti rilevando una volta di più che la situazione «è seria». Che lo sia e quanto lo sia è venuto fuori in tutta la sua chiarezza, secondo il premier, proprio nel corso del vertice dei capi di Stato e di governo a Los Cabos. «È emersa la consapevolezza, sia dentro che fuori Europa, che il problema sia serio ma che non sia certo l’unico. E che in ogni caso l’Europa sia più avanti degli altri nel dare una risposta con quell’integrazione che altrove non c’è», spiega Monti. 
Dieci giorni dunque fino al vertice europeo del 28-29 giugno, con un passaggio intermedio importante tra quattro giorni, quando a Roma convergeranno il presidente francese, Franà§ois Hollande, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il premier spagnolo Mariano Rajoy. In questi incontri, in questo lasso di tempo, bisognerà  individuare le misure da prendere unitariamente per convincere i mercati che l’Europa fa sul serio nel difendere la sua economia e la sua moneta. In primo luogo «promuovendo il forte rilancio della crescita senza andare a scapito dell’equilibrio di bilancio» dice il premier ripetendo, ma senza alcuna «ritualità », la linea decisa dal governo italiano. 
È inutile, dice Monti, fare ideologie su come si debba procedere per sostenere lo sviluppo, se attraverso la leva dell’offerta o della domanda. «La proposta italiana è di mantenere una politica di offerta strutturale corretta, con tanto di riforme ma puntando anche al rafforzamento della domanda. E cioè privilegiando ai consumi gli investimenti privati e anche pubblici, qualora siano produttivi». 
Investimenti pubblici come quelli sulle infrastrutture, da sterilizzare però nella definizione del rapporto deficit-Pil. Ma l’Italia non vuole essere attiva solo sulle proposte per la crescita, che entreranno a far parte di quel «compact growth», il patto per la crescita e per il lavoro che dovrebbe appunto essere approvato dal vertice dei capi di Stato e di governo europei il 28-29 giugno. 
Anche sui provvedimenti più strettamente finanziari, che attengono al dossier sull’unione bancaria, preparato dai presidenti della Ue, della Commissione europea, dell’Eurogruppo e della Bce, l’Italia darà  il suo apporto. Come lo darà  con la proposta indirizzata ai mercati per contenere gli effetti del rialzo degli spread, cioè dei differenziali tra i rendimenti tra i titoli di Stato dei vari paesi con quelli dei Bund tedeschi, considerati i più sicuri dell’eurozona. Si tratta di una misura, spiegata nei giorni scorsi dal ministro degli Affari esteri Enzo Moavero, che dovrebbe far scattare gli acquisti dei titoli del debito sovrano, minacciati dalla speculazione, da parte della Bce o di altre istituzioni finanziarie, ogni volta che gli spread dovessero superare un certo livello. 
Ebbene Monti ieri nel corso delle «conversazioni libere e sciolte» del G20 ha parlato della questione, indicando la possibilità  di utilizzare anche il fondo salva-Stati temporaneo (European financial stability facility, Efsf) per acquistare sul mercato titoli pubblici dei Paesi periferici dell’eurozona in difficoltà . Non si tratta di bailout (come l’ipotesi avanzata dalla stampa anglosassone ieri sera) ma «stiamo riflettendo come migliorare il funzionamento dei mercati e renderli meno impedienti per quei Paesi che come l’Italia sono in regola con la finanza pubblica» sui quali non dovrebbero pesare «enormi spread». C’è da vedere come prenderà  tale suggerimento Angela Merkel. E comunque se ne parlerà  a Roma, venerdì.


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