“Pagamento Imu in ritardo per 2 famiglie su 5”

ROMA â€” Non tutti se ne saranno accorti, è successo giovedì scorso. Il 14 giugno gli Italiani hanno smesso di lavorare per le casse dello stato e iniziato a farlo per quelle di famiglia. Lo rivela la Cgia di Mestre che, sulla base della pressione fiscale, ha calcolato il numero di giorni di stipendio sacrificati all’erario. «Tax freedom day» lo chiama, traguardo di libertà  ma ben poco allegro. Quest’anno, con il livello delle imposte salito al 45,1%, è slittato 10 giorni in avanti. Addirittura 17 nel confronto con il 2002 quando la pressione fiscale era al 40,5%. Un terzo del ritardo è attribuibile al ritorno dell’Imu, l’imposta sulla casa, la cui prima rata dovrà  essere versata entro domani. O dovrebbe esserlo: secondo un sondaggio di Unimpresa due contribuenti su cinque non hanno intenzione di rispettare la scadenza. Per necessità  o opportunità  vogliono rimandare il versamento all’acconto di dicembre o al prossimo anno. Aiutati dal fatto che le penali per chi ritarda sono minime.
Calendario alla mano, non era mai successo che il giorno di libertà  fiscale cadesse così avanti. Dal 2007 al 2011 anni era rimasto stabile, tra il 5 ed il 7 di luglio. Quest’anno, complici le varie manovre di riordino dei conti pubblici, ha registrato uno scatto senza precedenti, di 10 giorni. Ma è soprattutto il confronto con il 2002 che rende l’idea di quanto la pressione fiscale in Italia sia aumentata: allora per soddisfare gli obblighi contributivi ci volevano 148 giorni, oggi sono 165. Tre dei quali, secondo la Cgia, sono responsabilità  dell’Imu, la nuova-vecchia tassa sugli immobili. Sempre che domani, ultimo giorno utile per versare l’acconto, la si paghi: il 40% dei contribuenti non ha intenzione di farlo. Il dato è di Unimpresa, associazione delle piccole e medie aziende, che ha interpellato i clienti di oltre 900 centri fiscali. Il 15% dei proprietari di casa vuole rimandare tutto a dicembre, termine per il saldo relativo al 2012. Mentre un altro 25% dichiara di voler aspettare il prossimo anno.
Il rischio che si apra un nuovo fronte tra gli italiani e il fisco è forte. Già  oggi nel Paese, rivela uno studio di
contribuenti.it,
quattro dichiarazioni su cinque non sono in linea con le stime del redditometro. Per i ritardatari dell’Imu, del resto, la penale da
pagare sarebbe minima. Consideriamo un’imposta di 150 euro sull’abitazione principale. La prima delle tre rate, da versare lunedì, sarebbe di 50 euro. Sanzioni e interessi salgono con i giorni di mora, ma in modo molto soft. Versando il dovuto un
mese dopo, la penale sarebbe appena di 1 euro e 60 centesimi. A un anno, arriverebbe a 3,13 euro, circa il 6% dell’importo. Solo dopo i 12 mesi il ravvedimento non sarebbe più possibile e la multa più pesante. Rimandare costa poco, così molti ci starebbero pensando. Per la gran parte, dice Unimpresa, è una questione di emergenza: ora non hanno soldi. Alla fine però la decisione potrebbe rivelarsi più onerosa del previsto. Se l’ammanco nel gettito Imu, rispetto a quello atteso, fosse importante, il governo potrebbe decidere di far scattare l’aumento delle aliquote per dicembre. Allora pagherebbero tutti di più.


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