Prove di un giuramento nella Piazza Tahrir

Morsy ha giurato in piazza Tahrir, nelle mani della sua gente. Il popolo ha investito il suo leader nella prova generale della cerimonia ufficiale prevista per oggi di fronte alla Corte Costituzionale. Subito dopo avranno inizio le celebrazioni con politici e militari all’Università  del Cairo. «Nessuna autorità  è al di sopra del popolo», ha detto Morsy. Bandiere siriane, libiche e palestinesi hanno accolto l’uomo dei Fratelli musulmani. La guardia presidenziale proteggeva il corpo di un Morsy spavaldo, anche dal tetto dell’alto palazzo che sovrasta il palco. Questa volta il servizio d’ordine della fratellanza ha perquisito uno per uno i manifestanti in ingresso. Si è concluso così il lungo braccio di ferro sul luogo del giuramento. I movimenti rivoluzionari avevano chiesto a Morsy il suggello di piazza Tahrir. «Giurare davanti alla Corte significa accettare implicitamente il colpo di stato costituzionale», avevano detto. E così Morsy ha accontentato entrambe le parti, dichiarando di rispettare la sentenza della Corte costituzionale sullo scioglimento del Parlamento. In verità , i segnali lanciati da Morsy sono incoraggianti. Ha rifiutato che la sua famiglia si trasferisca nel palazzo presidenziale e ha chiesto che il suo ritratto non appaia sulle facciate dei palazzi pubblici. Si è impegnato nei primi cento giorni ad affrontare le questioni economiche sul tavolo: dalla crisi degli investimenti esteri, ai finanziamenti del Fondo monetario internazionale, fino ai problemi di traffico.
In particolare, Morsy punta sulla regolamentazione dei tok tok (veicolo tipo Ape) largamente usati per il trasporto urbano nei quartieri popolari. Mentre l’ex primo ministro Kamal al-Ghanzuri, prima di lasciare i suoi uffici, ha dimezzato i prezzi di tutti i prodotti alimentari, distribuiti agli aventi diritti in base alla tessera dei sussidi durante il Ramadan. Ghanzuri ha poi distribuito 200 milioni di dollari al settore petrolifero. Ma subito dopo il giuramento sarà  il momento di nominare il nuovo governo. Si moltiplicano le voci sul nome del vicepresidente copto. Gli attivisti vicini a Najib Jibril, presidente dell’Organizzazione per i diritti umani, hanno chiesto che sia il ministro del turismo, Munir Fakhri. «I copti devono temere questo governo, il vice presidente non avrà  alcun potere né autorità », ha dichiarato al manifesto l’imprenditore Naguib Sawiris del Partito degli egiziani liberi. «Per questo io sono dall’altra parte, con la società  civile. Per ora do il beneficio del dubbio a Morsy. Ma non mi sentivo rappresentato dai due candidati al secondo turno», ha continuato Sawiris, ex direttore di Telecom Orascom. «Neppure l’esercito è una garanzia per la minoranza copta e con il nuovo Parlamento tutto andrà  nelle mani degli islamisti».
In merito alle divisioni del movimento rivoluzionario, Sawiris ha aggiunto: «Mancano di realpolitik, le divisioni fanno a pezzi le loro attese politiche». D’altra parte, se sono stati accantonati uno ad uno i nomi di Mohammed el-Baradei, Ziyad Bahaeddin del Partito social-democratico e Hazem el-Beblawi, ex ministro delle finanze, per la carica di primo ministro, aumentano le chance del direttore della Banca centrale egiziana Farouk el-Hoda. Mentre Mohammed Ibrahim rimarrebbe al ministero degli interni e il ministro della difesa dovrebbe essere la guida del Consiglio militare in persona, Hussein Tantawi. Lasciando il palco, Morsy ha chiesto la liberazione di Omar Abdel Rahman, lo sceicco cieco in prigione negli Usa per gli attentati alle Torri gemelle del ’93. La sfida tra militari e fratelli musulmani continua.


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