“Autonomi” e imprenditori nascondono il 56% del reddito

ROMA – Uomo, meno di 44 anni, vive in Centro Italia. Professione: lavoratore autonomo, imprenditore o “rentier”. Hobby: evasore fiscale. La statistica si sa, colpisce alla cieca, non considera le situazioni locali, le storie singole, procede per medie e mediane. Ma quando si confrontano i redditi dichiarati ufficialmente e quelli confessati in modo autonomo, i risultati sono sorprendenti. Il professionista in carriera, ad esempio, denuncia meno della metà  di quanto è disposto ad ammettere “off the record”, a telecamere spente: 12 mila contro 27 mila euro di reddito annuo. Con il risultato che il 56% della categoria, quasi 2 milioni e mezzo di contribuenti infedeli, è un furbetto del Fisco, con buona pace dell’etica e della legge.
Lo studio attento di Maria Rosaria Marino e Roberta Zizza, due ricercatrici del Servizio studi della Banca d’Italia, è puntuale e sbalorditivo al tempo stesso. Se si escludono lavoratori dipendenti e pensionati – più limpidi dell’acqua di fonte, visto che pagano le tasse in busta paga, 30 milioni di contribuenti su oltre 40 totali – gli altri barano alla grande. I rentiers ad esempio, coloro che vivono solo delle rendite da fabbricati, in sostanza gli affitti di seconde case, godono di un tasso di evasione certo non decoroso, l’83,7%. Guadagnato sul campo della menzogna: in dichiarazione certificano entrate da fame (appena 3.462 euro l’anno, dati Sogei), mentre nell’Indagine campionaria di Bankitalia rivelano, coperti da un rassicurante anonimato, qualcosa come 21.286 euro (in media). Sei volte tanto. Un milione di furbi patentati.
Scansare le tasse è attività  rischiosa, toglie energie e forse un po’ di sonno. Sarà  per questo che un quinto di chi ha meno di 44 anni lo fa a tempo pieno. Solo il 10% dei maturi fino a 64 anni. Appena il 2,7% degli anziani, età  di ricordi e quiete, più che di frodi e inghippi. L’infedeltà  al Fisco decresce col tempo che passa, si vede. E colpisce di più al Centro-Nord che al Sud, in contraddizione forse con altre stime sull’evasione e con quelle ufficiali dell’economia sommersa, in media più diffusa nel Mezzogiorno. Plausibile però con la maggiore incidenza locale di statali e pensionati. 
Il quadro complessivo è infine disarmante. Circa metà  dei 41,8 milioni di contribuenti italiani dichiara redditi inferiori a 15 mila euro annui e il 40% tra 15 e 35 mila euro. Il 90% degli italiani che lavorano, dunque, sarebbe sotto i 35 mila euro (lordi). La quasi totalità . Solo l’1% svela di guadagnare più di 100 mila euro. Mentre un quarto dei contribuenti non deve nulla perché guadagna troppo poco o le detrazioni superano l’imposta. I pochi sopra i 35 mila (9,6% dei dichiaranti) alla fine, però, versano il 52% dell’Irpef totale. Più della metà . Anche per chi evade, si nasconde in paradisi off-shore, inventa scatole cinesi. E trucchi all’italiana.


Related Articles

A CHI PARLA LA SENTENZA

Ieri Antonio compiva gli anni, voleva festeggiare ma non ci riusciva perché «ho un magone», diceva agli amici che lo chiamavano per fargli gli auguri. Quel magone aveva un nome, era l’attesa trepidante di una sentenza. Antonio è un operaio giovane e ottimista, sennò non avrebbe tre figli ai quali, da quando è in cassa integrazione perché è marchiato a sangue con la sua tessera Fiom in tasca, fatica a garantire il pranzo e la cena.

La Abenomics e l’incerto boom del Giappone

E se la cura venisse dal Giappone? I dati pubblicati ieri, relativi al primo trimestre, sembrerebbero premiare la politica del primo ministro del Sol Levante, non a caso battezzata «Abenomics».

Ok di Boeri al reddito minimo, ma solo per gli over 55

La strada per un nuovo welfare è ancora molto lunga in Italia

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment