Sindacati uniti in piazza “Basta annunci sulla crescita da Fornero bugie sugli esodati”

ROMA â€” Basta annunci «perché di annunci si può anche morire»: il governo cambi rotta, dia «prospettive al Paese», esca dai confini di una «politica del rigore che ha prodotto iniquità  e diseguaglianze » e non si nasconda dietro «l’alibi dell’Europa». Ecco i messaggi che Cgil, Cisl e Uil – di nuovo in piazza insieme – hanno lanciato ieri al governo Monti portando in corteo duecentomila persone per dire che si può ripartire «con una nuova politica del lavoro», che si deve risolvere l’emergenza
esodati e che il fisco va usato per quello che è: «uno strumento per ridistribuire la ricchezza, non per fare cassa».
E’ stata una giornata difficile ieri per Palazzo Chigi che ha dovuto fare i conti con due diverse piazze romane infuocate dalla protesta. Al mattino la manifestazione nazionale unitaria dei sindacati e la rabbia dei quarantenni-
cinquantenni che hanno perso il lavoro e che ora – per via della riforma previdenziale – rischiano di restare sospesi fra lo stipendio che non c’è più e la pensione che arriverà  chissà  quando. Nel pomeriggio la rete dei precari autoconvocata in piazza Farnese, «la Meglio Gioventù », che con il suo lavoro a corto di diritti «tappa i buchi di
un sistema che non va» e che «prima del futuro, chiede di avere un presente». A partire da una proposta di legge sul reddito minimo garantito, per la quale ieri è iniziata una raccolta di firme.
Due piazze diverse con un obiettivo comune: cambiare la politica del lavoro per far ripartire il Paese. Quanto finora fatto «non va bene», le riforme, per ora
«hanno portato solo iniquità  e peggiorato le condizioni delle persone» ha detto dal palco Susanna Camusso, leader della Cgil. Una linea condivisa in pieno dal collega della Uil Luigi Angeletti, che ci è andato giù ancora più duro: «di un governo che non sa fare e che non rappresenta nessuno, francamente non ne abbiamo bisogno» ha detto.
Il «non sa fare» è molto legato alla partita degli esodati: «il problema lo ha creato la Fornero e ora è lei che lo deve risolvere: noi l’avevamo avvertita. Una persona che non vuole rispondere o ti sta prendendo in giro o è stupida, propendo per la prima» ha commentato Angeletti. Anche Raffaele Bonanni, leader della Cisl ha chiamato direttamente
in causa il ministro del Lavoro: «sono sei mesi che si lasciano le persone senza prospettive, il governo, dall’inizio, ha detto un sacco di bugie. Fare chiarezza è facile, i numeri lei ce li ha già , non servono chiacchiere: gli accordi fatti sono segnati negli uffici del Lavoro di ogni provincia». Al ministro Fornero che martedì riferirà  sulla questione alla Camera,
la Camusso suggerisce quindi di annunciare «che si fa una norma generale per dire a tutti quelli che sono rimasti in mezzo alla riforma che andranno in pensione con le vecchie norme». Lavoro a parte, ai sindacati non va bene nemmeno quanto il governo ha finora fatto per la crescita: «Nel decreto per lo sviluppo non c’è la svolta che sarebbe necessaria, il rischio è che dopo tanti annunci i vantaggi siano pochi» ha detto la leader della Cgil. E non va bene nemmeno il metodo che il governo ha scelto per procedere: «in sei mesi non abbiamo mai visto una soluzione equa, non si è fatta concertazione perché già  si aveva in testa di fregare la gente. E senza concertazione i poteri forti e le lobby hanno la meglio» ha accusato Bonanni. Ora che fare? «Cose concrete – chiede la Camusso – risolvere uno dei tanti tavoli di crisi aziendale aperti al ministero chiamando le imprese alla loro responsabilità », per esempio. Oppure «fare un atto politico: non c’è bisogno dell’Europa per cambiare la tassazione
sul lavoro».
«Questo non è che l’inizio» promettono le tre sigle che annunciano nuove mobilitazioni, senza però parlare di sciopero. Ma «Monti sappia che non ci rassegnammo, se non si cambia saremo ancora nelle piazze».


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