Una lunga educazione sentimentale gay

Eduardo Mendicutti, giornalista e scrittore andaluso residente a Madrid da un quarantennio, fa parte di una generazione di scrittori spagnoli (quelli che, come Rafael Chirbes, Luis Landero o Juan José Millà¡s, sono nati tra l’inizio e la fine degli anni’40 e hanno cominciato a pubblicare dopo la fine del franchismo) molto interessante eppure ben poco conosciuta in Italia, nonostante le traduzioni non siano mancate. Allo stesso tempo, però, Mendicutti rappresenta un caso del tutto a sé nel panorama della letteratura spagnola contemporanea, e per più di una ragione.
In un paese dove l’omosessualità  è stata fuorilegge fino al 1978 – cioè fino a quando la Ley de Vagos y Maleantes ha consentito l’internamento in carceri, campi di lavoro o manicomi di chiunque non corrispondesse all’idea di morale sostenuta dal regime e dalla chiesa – Mendicutti ha scelto sin dall’inizio di fare della sua opera una sorta di biografia condivisa della comunità  gay, raccontata attraverso vicende che attingono alla storia di tutti, dando voce a chi per troppo tempo non l’ha avuta, come il pedicure Cigala che fa della chiacchiera la propria strategia di sopravvivenza in Ganas de hablar (Tusquets 2010), uno dei più riusciti fra i romanzi dell’autore che qui, per l’uso del linguaggio e l’abile costruzione di un monologo-fiume, fa quasi pensare a un Puig trapiantato in Andalusia.
La scrittura di Mendicutti, inoltre, è caratterizzata da uno humor pieno di sfumature, che per lui è un vero e proprio modo di vedere la vita e che non arretra davanti a temi quali la memoria, la morte, la malattia, la vecchiaia (di questo parla Mae West y yo, il suo ultimo romanzo appena uscito in Spagna presso Tusquets), la vita ribalda e coraggiosa di trans e travestiti, l’educazione sentimentale e i turbamenti di ragazzi e adolescenti (El angel descuidado, del 2002, sembra anticipare La mala educacià³n di Almodovar), passaggi epocali come la fine dei governi comunisti nell’Europa dell’est (I fidanzati bulgari, Voland 2005) e infine la storia politica e sociale della Spagna.
Scandalose avventure
La dittatura, la transizione, la democrazia, le conquiste degli ultimi anni, le crisi e le incertezze, Mendicutti ce li racconta con verve straordinaria attraverso personaggi come la vecchia signora indegna di El beso del cosaco, che riassume in sé quasi un secolo di storia spagnola, ocome l’effervescente travestito Madelà³n, che narra a modo suo il fallito colpo di stato dell’81 nel magistrale Una brutta notte capita a tutti (Guanda, 1992), o come Carlos, il protagonista di California (pp. 285, euro 14), proposto oggi ai lettori italiani dalle edizioni Voland: un libro da leggere, e non solo per la sua piacevolezza, in un paese di esibita e vergognosa omofobia quotidiana, com’è il nostro.
Diviso nettamente in due parti che corrispondono a due età  della vita, e animato dalla consueta capacità  dell’autore di lavorare sul linguaggio (la traduttrice Gina Maneri ha reso molto bene in italiano lo spanglish, il gergo e i tic verbali dei personaggi), California è il romanzo dell’esilarante e scandalosa avventura americana di un ragazzo spagnolo degli anni ’70, che, mentre comincia la lunga agonia di Franco, segue un amante di una certa età  a Hollywood, dove fa ogni genere di esperienza (comprese quelle di gigolò o di attore porno) tra le palme e la luce di una California da cartolina, tra vecchi attori latinos falliti o in disarmo, roventi incontri occasionali e stelle del cinema che transitano sullo sfondo. Il Carlos di cui Mendicutti racconta allegramente le ribalde prodezze, e al quale arrivano notizie confuse sugli amici arrestati in patria, è allegro, innocente e senza cuore come un Peter Pan proiettato dal grigio del franchismo a un solare ed eccessivo supermarket del sesso. Ma quando lo ritroviamo, nella seconda parte della storia, è un uomo maturo che lavora per una multinazionale nella Spagna dove i socialisti hanno appena vinto le elezioni, e che da qualche anno ha una relazione stabile con un giovane e avido yuppie non particolarmente ansioso di salir de l’armario e rivelare la propria omosessualità . 
Sono gli anni che passano, l’esperienza, l’amore per quel ragazzo che pretende soldi e lusso, ad averlo cambiato? Certo è che niente, nemmeno il conformismo arrivista del suo amico, impedirà  a Carlos di giocarsi tutto a favore di un collega che ama devotamente il proprio anziano compagno di vita, malato di alzheimer, senza che gli venga riconosciuto neppure il diritto di assisterlo. La legge sul matrimonio igualitario sarà  approvata di lì a pochi mesi, quando per il vecchio ammalato e il suo devoto innamorato sarà  forse troppo tardi, ma quello che conta è che tutto sta cambiando, tutto è già  cambiato.
Diritti sotto attacco
Di questa società  sull’orlo di enormi trasformazioni, ma che ha ben presenti i lunghi anni di sofferenze e ingiustizie (la storia dei due anziani compagni che si sono conosciuti nelle carceri di Franco, per non lasciarsi più, è un bellissimo omaggio a un passato doloroso), Mendicutti ci offre una rappresentazione sapiente, ricordandoci sempre che ridere o sorridere aiuta, se non a vivere, a sopportare la vita e perfino a cambiarla. Ed è una curiosa coincidenza che il libro esca in Italia proprio adesso, nell’esatto momento in cui la legge che riconosce alle coppie gay il pieno diritto di sposarsi compie sette anni (il parlamento spagnolo l’ha approvata il 30 giugno del 2005), e la destra oggi al governo sembra voler approfittare della crisi per mettere mano anche ai diritti civili faticosamente conquistati. 
Non a caso lo slogan-guida del Mado («Madrid Orgullo») – l’enorme festa popolare che proprio oggi attira nella capitale spagnola oltre un milione di persone per concludere le Fiestas del Orgullo Gay – quest’anno è Matrimonio igualitario, Igualdad sin recortes. E non a caso, mercoledì scorso, la deputata socialista Marà­a Gonzà¡lez Veracruz si è rivolta in parlamento ad Alberto Ruiz Gallardà³n, ministro della Giustizia, chiedendogli pubblicamente e inutilmente la rinuncia al ricorso presentato sette anni fa dal suo partito al Tribunal Constitucional per l’abrogazione della legge, e concludendo: «Non permettete che l’intolleranza e l’omofobia del Partido Popular dividano ciò che l’amore, l’uguaglianza e diritti hanno unito». Parole che il Carlos di California non potrebbero fare a meno di sottoscrivere.


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