Berlino, scacco all’Europa La sentenza a settembre

BERLINO — Le opzioni anticrisi devono aspettare. Nella migliore delle ipotesi quasi due mesi, ora che la Corte costituzionale federale tedesca ha annunciato che si pronuncerà  il 12 settembre sui ricorsi contro l’Esm, il meccanismo europeo permanente di stabilità , e il «fiscal compact».
Una decisione accolta «con rispetto» da Angela Merkel che sembra d’altra parte non avere molta fretta di vedere attuati gli accordi di principio raggiunti a Bruxelles sul salvataggio delle banche spagnole e sullo scudo antispread. Tornando ieri sui temi europei, all’indomani dell’intervista televisiva in cui ha detto che «non esiste solidarietà  senza controlli», la Cancelliera ha ribadito che quella dell’austerità  è l’unica strada per i Paesi travolti dal debito.
Ma, intanto, la situazione nell’eurozona rischia di aggravarsi ulteriormente. Soprattutto perché l’avvio dell’Esm, già  slittato da luglio ad agosto, dovrà  essere ulteriormente rimandato. Il sì tedesco, che potrà  avvenire solo dopo un’eventuale parere positivo dei giudici del Karlsruhe, è infatti determinante. Per far partire il fondo di stabilità  permanente è necessario infatti il concorso dei Paesi che forniscono il 90 per cento dei 500 miliardi di euro previsti. Di questi, il 27 per cento dovrà  arrivare da Berlino. Il rischio che in questa situazione di vuoto, o di incertezza, aumentino gli attacchi speculativi dei mercati è forte. E per arginarli saranno utilizzabili solo le risorse (un centinaio di miliardi circa) di cui dispone il vecchio fondo salva Stati Efsf. Troppo poche.
Anche se la sentenza è attesa con ansia in Europa, e anche se non sono stati pochi quelli che hanno ricordato ai giudici l’urgenza del contesto, come il ministro delle Finanze Wolfgang Schà¤uble o il presidente del Bundestag Norbert Lammert, la Corte presieduta da Andreas Vosskuhle si è presa tutto il tempo che ha ritenuto necessario per giungere alle sue conclusioni. Secondo quanto ha ricostruito Der Spiegel, una decisione più rapida sulla richiesta, contenuta nei ricorsi, di un’ingiunzione provvisoria contro Esm e «fiscal compact» avrebbe creato una situazione impossibile da gestire dal punto di vista costituzionale. Se la Corte si fosse pronunciata infatti contro l’ingiunzione, permettendo il via libera da parte del presidente Joachim Gauck (che ai primi di luglio ha deciso di ritardare la sua firma della ratifica parlamentare proprio in attesa del pronunciamento dei giudici), la legge non avrebbe potuto più essere revocata, in quanto parte di un trattato internazionale, anche se fosse stata successivamente giudicata incostituzionale. Secondo molti esperti, però, il tempo maggiore del previsto potrebbe essere un segnale della volontà  dei giudici di trovare una soluzione in grado di non mettere a repentaglio le politiche di aiuti europei. Una previsione di questo tenore è venuta anche dall’ex capo dello Stato tedesco Roman Herzog, che della Corte di Karlsruhe è stato presidente.
La lunga discussione degli otto componenti del “secondo senato”, custodi della “Legge fondamentale”, non rappresenta l’unico elemento di incertezza in questa fase della politica europea tedesca. Il Bundestag si riunisce giovedì in seduta straordinaria per votare sugli aiuti alle banche spagnole. I dissidenti sono già  mobilitati, anche se i leader cristiano-democratici hanno già  fatto sapere che non ci sarà  nessun bisogno di quella che viene definita «la maggioranza della Cancelliera», cioè senza il concorso determinante dell’opposizione. Se Angela Merkel continua a non dormire sonni tranquilli, anche il suo predecessore, Gerhard Schrà¶der, torna nel fuoco delle critiche. Secondo alcuni documenti in possesso di Der Spiegel, l’ex cancelliere ha avuto nel 2004 «un ruolo determinante», ben più forte di quello dei francesi, nell’azione per «ammorbidire» gli impegni del Patto di stabilità  e crescita.


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