Chi spara sugli sprechi per colpire il welfare


BLOCCO DEGLI STIPENDI AGLI STATALI, TAGLIO DEI POSTI LETTO NEGLI OSPEDALI, PERSINO UN TAGLIO AL FONDO PER LE VITTIME DELL’ URANIO IMPOVERITO. Dopo anni di campagne martellanti, a giornali unificati, sulla montagna di sprechi accumulati nella spesa pubblica da una politica corrotta e clientelare, le anticipazioni sui risultati della spending review sono assai sorprendenti.
Smentite e precisazioni su questa o quella misura, questa o quella bozza, non diminuiscono lo stupore: se la vera ragione della crisi in cui ci troviamo sono gli sprechi accumulati dalla politica, se questa è la vera storia della Repubblica, perché tante difficoltà ? Ora che al governo ci sono tecnici senza macchia e senza paura, dov’è il problema? Che bisogno c’è di bloccare gli stipendi degli statali o ridurre i posti negli ospedali?
Evidentemente, come ci risponderebbero senz’altro i diretti interessati se rivolgessimo loro queste ingenue domande, le cose sono un po’ più complicate. Ecco, appunto: tagliare sprechi, ridurre inefficienze, cancellare privilegi è certamente possibile e doveroso, ma non è facile. E coloro che insistono nel dire il contrario, come fa Maurizio Belpietro su Libero, sostenendo che bisogna semplicemente mollare il bisturi e imbracciare l’«accetta, non lo scrivono perché pensano che questo sia l’unico modo per tagliare gli sprechi. Al contrario, dicono così perché sanno che è il modo più sicuro per tagliare la spesa sociale: i racconti dell’orrore sulle folli spese delle amministrazioni pubbliche, la demonizzazione dei pubblici dipendenti, dipinti tutti come fannulloni, non servono a colpire né gli sprechi né i fannulloni. Tutto questo serve semplicemente a giustificare, e a rendere accettabile agli occhi degli elettori, il taglio dello stato sociale, che per i liberisti è un bene in sé. Di qui l’impazienza della destra, testimoniata ieri anche dal titolo del Giornale della famiglia Berlusconi: «Basta, adesso tagliate. Seguito dalla pronta denuncia dei veri nemici delle riforme: «Sindacati e casta remano contro.
Non sarebbe onesto, però, attribuire soltanto ai giornali della destra berlusconiana la lunga campagna di delegittimazione dell’idea stessa di spesa pubblica, che ha invece origini molto più antiche. Il fatto è che per tutto il trentennio che ha preceduto la crisi economica scoppiata nel 2007-2008, come documentano i rapporti dell’Ocse, le diseguaglianze nella distribuzione dei redditi sono cresciute in misura esponenziale, specialmente in quei Paesi anglosassoni che tante volte ci sono stati portati a modello (e infatti, nelle statistiche sulla crescita delle diseguaglianze, l’Italia viene subito dopo Stati Uniti e Gran Bretagna). Fino alla grande crisi, tutto questo è stato giustificato con la tesi secondo cui la ricetta liberista, lasciando l’economia libera di correre a perdifiato sul mercato globale, promuoveva una crescita costante, e così, alla lunga, avrebbe portato benefici per tutti. Ora però che la corsa è finita nelle sabbie mobili della recessione, quella tesi non è più sostenibile. La delegittimazione di ogni intervento pubblico ne è dunque il surrogato: non potendo più dire che su quella strada si costruisce il migliore dei mondi possibili, si dice che l’alternativa è il peggiore degli inferni.
Il dibattito europeo sulla crisi dei debiti sovrani offre molti esempi di una simile operazione ideologica. Nella stessa intervista in cui afferma che la Germania non accetterà  gli eurobond né ora né mai, il ministro degli Esteri tedesco, il liberale Guido Westerwelle, dice alla Stampa che anche «troppa solidarietà  mette a rischio l’Europa. A dimostrazione di quanto, dietro tanti discorsi tecnici, pieni di numeri e dati apparentemente freddi e oggettivi, si nascondano sempre concetti, interessi e principi molto caldi e concreti.


Related Articles

Vogliono tutto. Confindustria all’assalto del Palazzo

Media e governo. Gli industriali vogliono tutto, subito e cash. Il governo non deve piegarsi ma dare risorse a sanità e territorio, accorciando l’orario di lavoro di chi manda avanti il paese

Ventuno leggi in 7 anni e niente controlli I soldi del volontariato anche ai politici

La giungla del 5 per mille nella relazione della Corte dei conti. Fondi a notai e sindacati

Il ventre degli operesi vota a sinistra ma non vuole i Rom

I residenti rivendicano l’assalto contro il campo nomadi incendiato. «Non li vogliamo» ma «Non siamo fascisti» (il manifesto, 24 dicembre

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment