“Crescita e conti a posto con la Merkel a Bruxelles fatto un bel passo avanti”

BERLINO â€” «La mia Italia non chiede eurobonds, né aiuti tedeschi per essere salvata. Come la Germania, siamo uno dei maggiori pagatori netti nel bilancio Ue e nei contributi degli Stati membri dell’eurozona al Fesf, allo Esm. Angela e Mario insieme sono un passo avanti per la politica economica europea». Così il presidente del Consiglio, Mario Monti, spiega la sua linea durante e dopo il decisivo vertice europeo, nell’intervista concessa alla Frankfurter Allgemeine alla vigilia del summit bilaterale di oggi a Roma con Angela Merkel. Eccone i passi significativi, punto per punto, divisi secondo i temi del suo lungo incontro con Joerg Bremer e Tobias Piller.
Divergenze Nord-Sud e Italia- Germania.
«Io ritengo importanti piuttosto i punti in comune nelle politiche italiana e tedesca di consolidamento dei conti pubblici e di crescita. Dopo il vertice di Bruxelles, i media avrebbero dovuto scrivere che “Angela più Mario sono un passo avanti nella politica economica europea”, perché entrambi indicano la stessa via nella politica fiscale e di crescita».
Indebitamento e credibilità  dell’Italia.
«L’Italia si è sempre battuta per più crescita, ma non a spese della disciplina di bilancio.
Ma lancio un monito: se gli interessi e lo spread non calano, e l’economia italiana non torna a crescere, si rafforzeranno nel mio paese quelle forze che sono schierate contro l’Europa e contro la disciplina di bilancio. Io ritengo che sia un modo di vedere piuttosto superficiale, quello di chi ritiene e dice che quanto più un paese (dell’eurozona, ndr) si sente a rischio, tanto più forti sono al suo interno le spinte a favore delle necessarie riforme. Per fortuna nell’Unione monetaria esistono anche altri strumenti di pressione, come le regole del Patto di stabilità , che io ho sempre preso sul serio».
Crisi italiana e dei paesi più deboli dell’eurozona.
«L’Italia non ha chiesto aiuti, in nessun modo. Per i paesi che beneficiano di programmi di aiuto, cioè Grecia, Irlanda, Portogallo, la Germania ha garantito per 54 miliardi di euro, la Francia per 41 miliardi di euro e l’Italia per 36 miliardi di euro. Esigere aiuti finanziari vuol dire in realtà  nascondere i problemi. Ma l’Italia non chiede nessuna salvezza e non esige eurobonds. L’Italia fa tutto quello che viene richiesto per un aumento della crescita economica: una profonda riforma delle pensioni, liberalizzazioni, aiuti alle imprese nel quadro degli ultimi aumenti delle tasse, leggi per rendere più veloci i processi civili e contro la corruzione».
Metodo negoziale di Monti a Bruxelles. «Quello che, visto dall’esterno, è sembrato come un esercizio di diritto di veto, e ha causato tante discussioni, non è stata una rivoluzione, ma piuttosto un classico metodo negoziale. Utilizzandolo, ho dato anche un contributo a favore dello sforzo comune per la crescita e la stabilità  monetaria nell’eurozona».
Tensioni e convergenze con Merkel.
«Da mesi lavoro insieme con la Cancelliera per una politica della crescita che al tempo stesso includa il rispetto della disciplina di bilancio… Ma immaginatevi piuttosto, che alla conferenza stampa di chiusura del vertice noi fossimo stati costretti dalla situazione a dichiarare di essere uniti e unanimi sul pacchetto di crescita, ma di non avere soluzioni per risolvere l’instabilità  dell’unione monetaria. In tal caso lo stesso Patto di crescita sarebbe stato interpretato come una nuova finzione di soluzione, senza effetti di rilievo sui mercati e sull’economia reale».
Futuro dell’Italia.
«Il mio governo non è in grado di riformare a fondo e del tutto il paese in un anno e quattro mesi. Ma spero che il mio governo porterà  l’Italia fuori dalla crisi finanziaria e la farà  tornare sulla via della crescita economica. Le sfide politiche invece devono essere affrontate e risolte dal Parlamento e dai partiti. Non è questo il mio compito. Molto più tocca al Presidente Napolitano rafforzare la convinzione dei partiti che è necessario restare sulla via delle riforme. Abbiamo provato che la stabilità  e la capacità  di governare di un governo è almeno altrettanto importante del risanamento del bilancio e della politica di crescita. Ma credo che l’Italia, ogni mese che passa, si avvicini al suo obiettivo, di divenire politicamente più stabile ed economicamente più competitiva e attraente».


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