Grecia, è accordo su nuovi tagli da 10 miliardi

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ATENE â€” Nella sala di rappresentanza della residenza del primo ministro, Antonis Samaras parla «dell’amico Barroso che ho incontrato oggi dopo un po’ di tempo». Ma il presidente della Commissione europea, finite le frasi di circostanza, usa toni meno concilianti: «Le parole — dice il portoghese — sono importanti ma molto più importanti sono i fatti». E dunque «l’Europa è convinta che il posto della Grecia sia nell’Eurozona ma sono decisivi i risultati, i risultati, i risultati».
Si chiude con l’accordo tra i tre leader della maggioranza per nuovi tagli da 10 miliardi l’ennesima giornata drammatica nella crisi greca. Perché tagliare 12 miliardi di euro in due anni e mezzo (11,7 nel 2013-2014 e 300 milioni entro fine 2012) non è possibile senza pesantissime conseguenze sociali. Così in mattinata, alla sede del ministero delle finanze, la Troika si incontra con il ministro Giannis Stournaras e si sente garantire che «la Grecia rispetterà  gli impegni presi e ridurrà  il debito di 11,7 miliardi». La dichiarazione fa dire a Paul Thomson, rappresentante del FMI nella troika, che «l’incontro è stato soddisfacente».
Ma nessuno ad Atene, ha messo ufficialmente date. All’ora di pranzo Stournaras sale sulla sua Seat Leon e raggiunge la residenza del primo ministro mentre la Troika si sistema a bordo di due Audi A4 (sempre del gruppo Volkswagen ma di altro livello), e si allontana nel centro della città . Il ministro delle finanze incontra Samaras e i due leader dei partiti che lo sostengono, il socialista Evangelos Venizelos e Fotis Kouvelis, leader di Sinistra democratica, il partito nato da una scissione della sinistra di Tsipras. Incontro difficile perché Stournaras deve spiegare ai presenti che i margini di trattativa con la Troika sono praticamente inesistenti. A metà  pomeriggio la riunione si scioglie senza un accordo. Uscendo dalla villa di Samaras è Kouvelis il piຠin difficoltà : «Cercheremo di ottenere una dilazione nelle scadenze del piano e proveremo a realizzare una riduzione del debito giusta e che non colpisca la povera gente».
Per ora l’unica dilazione ottenuta è quella sul verdetto finale della troika che, conferma Barroso, «tornerà  qui a settembre prima di prendere la sua decisione». In ballo ci sono aiuti per 30 miliardi, la sopravvivenza o il default della Grecia, la sua permanenza nell’Europa o il ritorno alla dracma. I leader dei tre partiti che sostengono Samaras trovano un accordo nella notte. Il piano di tagli rischia di essere pesantissimo: una forte riduzione delle pensioni (che non potranno superare i 2.000 euro lordi, con un possibile innalzamento da 65 a 67 anni) e un piano di dimissioni pubbliche che rischia di provocare altri licenziamenti. Già  oggi la disoccupazione giovanile supera il 50 per cento. In contemporanea l’aumento delle tariffe fa salire il costo della vita: dallo scorso anno a oggi il gasolio per riscaldamento è salito da 0,80 euro al litro a 1,28. La recessione e la disoccupazione stringono la Grecia in una morsa: «Un anno fa — racconta uno degli autisti in attesa davanti alla residenza del primo ministro — ci volevano due ore e mezza per andare da Kifissia al centro di Atene. Adesso ci metto venti minuti. Il traffico è sparito», conclude ridendo amaro. «Vedi che anche la crisi ha i suoi vantaggi?».


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