Il canile dell’orrore Nel congelatore i corpi di cento beagle

MONTICHIARI (Brescia) — Orrore a Green Hill. Nei cinque hangar dell’allevamento di beagle destinati alla vivisezione sequestrato l’altro giorno dalla Procura di Brescia sono state trovate carcasse di animali congelati. Quando hanno aperto la cella frigorifera veterinari e agenti sono sbiancati in volto. Impilati, fianco a fianco, c’erano decine di animali. Morti. 
I veterinari hanno fatto il conteggio dei cadaveri, hanno tolto i corpi dai frigoriferi e hanno cominciato a contare: poco meno di cento il totale. Tutti i corpi di beagle sono stati sequestrati e sono già  stati disposti accertamenti ed esami per cercare di capire come siano morti i cani e perché le carcasse fossero ancora conservati.
Una scoperta agghiacciante che rischia di aggravare la posizione dell’azienda e dei tre indagati (l’amministratore unico, la francese Ghislaine Rondot che vive a Lione, il direttore dell’allevamento e il veterinario responsabile) nell’inchiesta nata da un esposto presentato all’inizio di giugno congiuntamente da Lav (Lega antivivisezione e Legambiente). I magistrati Sandro Raimondi e Ambrogio Cassiani oltre ai maltrattamenti sugli animali stanno valutando di contestare anche il reato di «uccisione di animali senza necessità ».
L’ispezione degli uomini della Digos di Brescia e del Nirda del Corpo Forestale dello Stato al canile — oggetto dallo scorso ottobre di una serie manifestazioni di ambientalisti, assalti, liberazione di cuccioli, raccolta di firme per la chiusura — si è protratta per l’intera giornata portando alla scoperta anche di un’altra irregolarità  pesante: quattrocento cuccioli non avevano il microchip. La piccola capsula con il numero identificativo deve essere installata alla nascita, ma i veterinari che hanno esaminato gli oltre 2.300 beagle allevati a Montichiari, su alcuni esemplari hanno usato il lettore senza successo: 400 cuccioli non erano in regola. I veterinari dell’Asl hanno immediatamente registrato i cuccioli che ancora risultavano sconosciuti all’anagrafe canina. 
La Procura ha disposto anche la schedatura di tutti i cani. Per ogni esemplare è stata compilata una scheda contenente il numero identificativo e tutti i dettagli sulle condizioni di salute e di vita dell’animale. Al setaccio anche tutta la documentazione dell’azienda, controllata dalla multinazionale americana Marshall. 
La Procura vuole ricostruire i percorsi seguiti dai cuccioli dopo la vendita: il sospetto è che non tutti finiscano nei laboratori per la sperimentazione scientifica e farmacologica, ma che alcuni esemplari siano utilizzati per esami necessari a testare prodotti cosmetici. Accusa che Green Hill continua a definire «infondata». 
E per i beagle è già  corsa all’adozione: la Federazione italiana diritti animali e ambiente ha chiesto l’affido dei cani di Green Hill con una lettera inviata alla procura di Brescia. Le richieste sono state talmente tante che la casella di posta elettronica della procura è andata in tilt.


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