L’affondo di Helsinki «Situazione dell’euro molto pericolosa»

BRUXELLES — L’ultimo vertice dei ministri europei è stato appena archiviato, e la Finlandia torna alla carica: la situazione nell’Eurozona è «pericolosa, molto pericolosa», avverte il suo primo ministro Jyrki Katainen in un’intervista al principale quotidiano del Paese. E ancora: «Tra Stati e popolazioni non ci si fida più come prima». Qui ha ragione, in un certo senso. Perché succede perfino fra loro, le prime della classe e castigamatti del Sud spendaccione, Finlandia e Olanda, che un rating da «tripla A» accomuna al Lussemburgo e alla matriarca Germania: ieri, per esempio, una televisione olandese ha mandato in onda un’immagine della cancelliera tedesca Angela Merkel, e per un gioco di luci e ombre le ha piazzato sotto il naso dei baffetti neri alla Hitler. Errore «involontario», è stato detto poi: ma intanto sugli schermi è circolata qualche battuta greve, e qualche discreto controllo da Berlino sulla buona fede degli olandesi è stato fatto. 
Del momento brutto, e della tensione diffusa dalla crisi, risentono un po’ tutte le nazioni. Ma sembrano risentirne di più proprio quelle più scettiche nei confronti dell’euro: anche perché a volte predicano bene e razzolano maluccio, e mentre menano bacchettate agli altri inciampano in certe loro contraddizioni interne. Per esempio Jan Kees de Jager, corrucciato ministro olandese delle finanze, ripete che l’Europa deve «risolvere radicalmente» i problemi della Spagna e dell’Italia, aggiunge che le banche spagnole sono «vulnerabili», e ammonisce che i problemi dell’Eurozona non si possono «risolvere con i prestiti». 
Ha ragione. Ma anche l’Olanda, che certo non è povera, deve «risolvere radicalmente» i suoi problemi. E presto. A dicembre è entrata ufficialmente in recessione, da poco ne è riemersa: ma nell’arco del 2012 sarà , fra i Paesi più forti dell’euro, quello che avrà  la peggiore contrazione del prodotto interno lordo; e non lo dice un vendicativo economista greco, ma la Commissione Europea. L’Olanda ha anche di fronte mesi di potenziale instabilità  politica: per settembre sono fissate le elezioni anticipate, e il populista anti-euro Geert Wilders sta già  in trincea, la sua chioma color albicocca è diventata la bandiera di tutti coloro che detestano la moneta comune. Quanto poi alle «banche vulnerabili» che de Jager vede soltanto in Spagna, in questi anni sono state salvate da pesanti aiuti di Stato e nazionalizzazioni, mentre il rating dei 5 istituti principali è stato appena tagliato dall’agenzia Moody’s.
Non solo: c’è una piccola agenzia americana, la Egan-James, che non guadagna le prime pagine dei giornali ma ha comunque una sua voce in capitolo, e che ha appena tagliato il rating olandese dal livello «AA meno» a quello «A». Giustificazione addotta: il peso che L’Aja deve sopportare per la crisi europea del debito.
Rispetto all’Olanda, la Finlandia di Katainen sembra certo più solida. E infatti anche lei ammonisce tutti, con la voce della fumantina ministra dell’economia Jutta Urpilainen: «Il mio Paese non aderirà  all’euro a qualsiasi prezzo e siamo pronti a tutti gli scenari, compreso quello di abbandonare la moneta unica». Ma anche qui, dietro il ringhio vi sono forse gli incubi del passato recente: la Finlandia era la sesta economia più competitiva del mondo, poi con la crisi generale andò in recessione, poi ne uscì, poi vi ripiombò ancora, diventando la prima economia della zona euro a sperimentare proprio la recessione «double-dip», in due tempi o con un doppio, pericoloso tuffo. Notoriamente, i finlandesi non sono superstiziosi: ma anche loro lo dicono, che «senza due non c’è tre».


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