Siria, giallo su due italiani spariti

Il calderone Siria s’arricchisce ora di un giallo italiano. Due nostri cittadini, un piemontese e un laziale dipendenti di una società  subappaltatrice dell’Ansaldo, sono spariti poco prima di salire per un aereo che da Damasco, via Beirut, li avrebbe dovuti riportare a casa. Sono nelle mani dei ribelli? Dell’esercito regolare? Di estremisti jihadisti? Chi controlla la strada su cui si sono perse le loro tracce? L’Unità  di crisi della Farnesina, «in costante contatto con le famiglie e con l’azienda », mantiene il dovuto riserbo: fa sapere che solo che si tratta di un «fermo», i «cui contorni sono ancora da definire ». Quindi non un sequestro, come invece sostiene
il Secolo XIX, che ha fatto trapelare la vicenda, sostenendo che i due erano in viaggio con dei colleghi verso l’aeroporto, quando la loro auto è stata bloccata da un «gruppo di uomini armati».
Il fatto risale a martedì ma è emerso solo ieri, dopo che uno degli italiani rientrati dalla Siria lo ha raccontato al quotidiano genovese. Non ha rivelato il proprio nome né quello della ditta coinvolta. Ma avrebbe detto che in viaggio c’erano sia tecnici di Ansaldo Energia che delle ditte subappaltatrici della società  Finmeccanica, che in Siria ha un cantiere per la costruzione di una centrale a Deir Ali. Secondo la testimonianza l’auto con a bordo i due sarebbe stata fermata, mentre il resto del convoglio ha raggiunto lo scalo. «Arrivati all’aeroporto — ha raccontato — ci siamo accorti che mancavano due di noi. Pensavamo che avessero preso un’altra strada, speravamo di incontrarli più tardi, magari a Beirut, invece di loro non abbiamo più saputo niente». Ma secondo un’altra ricostruzione i due si sarebbero allontanati al posto di blocco. Forse per paura, magari per scappare da quegli «uomini armati».
La notizia, ancora assai confusa, è arrivata in Italia quando nella ridda di testimonianze dalla Siria è emerso che a Homs era in corso una rivolta nel carcere. Ospita almeno 3000 oppositori politici e i detenuti avrebbero preso il controllo di un’ala della prigione mettendo in fuga i guardiani, ma scatenando la reazione dei carri armati del presidente Assad. L’attivista Hadi Abdallah parla di almeno quattro morti, però teme l’ennesimo «massacro ». Il boato delle bombe ha terrorizzato anche Aleppo. Finora la città  più popolosa e produttiva del Paese era rimasta perlopiù fedele ad Assad. Ma da venerdì l’esercito regolare sta dando la caccia ai ribelli, specie nel quartiere centrale di Salah al-Din, dimostrando che la lealtà  al regime della città  settentrionale inizia forse a incrinarsi. Esplosioni e colpi d’arma da fuoco durante la notte sono stati raccontati da attivisti e cittadini. E avrebbero innescato un «esodo», secondo i Comitati di coordinamento locali dell’opposizione. Abitanti in fuga, quindi, come nei giorni scorsi da Damasco dove, dopo la controffensiva governativa di venerdì, ora la situazione è tornata ad una calma nervosa. Mentre i ribelli stanno tentando la presa dei valici di confine, è soprattutto su quello turco, da cui Aleppo non dista tanto, che si concentra l’emorragia di profughi, cui nella notte si è unita una dozzina di disertori dell’esercito, tra cui due generali, facendo salire così a 24 le defezioni dei generali. Solo in Turchia i rifugiati sono a quota 43mila: quanti ancora se ne aggiungeranno prima che questa guerra finisca?


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