Timbuctù, distrutta la “porta della fine del mondo”

Il furore iconoclasta della milizia islamica che controlla la città  di Timbuctù in Mali non si placa. Dopo i mausolei dei santi uomini dell’Islam sepolti nella città , ieri i barbuti militanti degli Ansar Dine, i “difensori della fede”, hanno attaccato una delle sue tre più antiche moschee. Non si tratta ancora, come nel caso degli antichi sepolcri, di distruzione vera e propria, ma di una violazione: hanno abbattuto una porta della moschea di Sidi Yahia, la cui costruzione risale al XV secolo. La porta era sigillata perché chiudeva l’accesso alle tombe di altri santi personaggi venerati dalla tradizione locale.
Si moltiplicano, di fronte a queste distruzioni insensate, gli appelli e le condanne, dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon all’Organizzazione della conferenza islamica, che riunisce 55 nazioni di fede musulmana e che accusa dello scempio gli «estremisti fanatici» di Ansar Dine. Anche il neo-nominato procuratore del Tribunale penale internazionale, la gambiana Fatou Bensouda, ha definito gli atti dei miliziani islamici un «crimine di guerra», dando rilevanza penale alle parole già  usate dal governo del Mali. Universale la protesta delle persone di cultura: Timbuctù, la “capitale del deserto”, è una delle città  più antiche dell’Africa e le sue vestigia hanno un valore unico e universale. In anni recenti molto è stato fatto per la loro salvaguardia.
La campagna degli Ansar Dine contro i luoghi di culto tradizionali di Timbuctù viola convinzioni e sentimenti radicati nella popolazione locale di religione musulmana. Secondo le testimonianze raccolte ieri dall’agenzia di stampa France Presse, molti abitanti hanno assistito alla loro ultima impresa ammutoliti e con le lacrime agli occhi. È credenza diffusa a Timbuctù che aprire la sacra porta della moschea di Sidi Yahia spalanchi il passo alle disgrazie. Dal canto loro i militanti islamici hanno chiarito le motivazioni di questi gesti forsennati. In un primo momento li hanno presentati come risposta alla presa di posizione dell’Unesco, che la settimana scorsa ha dichiarato «in pericolo » gli antichi luoghi di culto di Timbuctù. Ieri hanno precisato che li considerano non consoni alla legge islamica. Gli Ansar Dine sono fautori della versione più rigida e intollerante della sharia, quella salafita. La legge coranica, ha spiegato ieri il loro portavoce alla Bbc, non consente l’erezione di tombe di altezza superiore a 15 centimetri, ed è per questo che essi stanno procedendo all’abbattimento sistematico dei mausolei di Timbuctù, che hanno la forma di piccole piramidi tronche alte alcuni metri.


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