Un segnale da Helsinki e Amsterdam all’Eurogruppo sarà  di nuovo battaglia

BRUXELLES â€” L’uscita del primo ministro finlandese Jyrki Katainen, che minaccia di mettere il veto sull’utilizzo del meccanismo anti-spread deciso al vertice di venerdì scorso, non deve essere presa alla lettera. Ma offre una chiara idea di quanto sarà  difficile la battaglia in vista della riunione del 9 luglio, in cui i ministri dell’Eurogruppo dovranno definire i dettagli del funzionamento del sistema deciso dai capi di governo.
I «falchi» della moneta unica oltre a Katainen anche l’olandese Mark Rutte – hanno digerito molto male la vittoria di Italia, Spagna e Francia al vertice. E sono pronti a ricorrere ad ogni strumento disponibile per bloccare l’utilizzo del fondo Esm sia come calmiere sui tassi pagati per i titoli di debito, sia come veicolo per finanziare direttamente le banche senza gravare sui bilanci nazionali. La battaglia si articolerà  in più fasi. Ma il rischio maggiore è che il clamore delle iniziative e delle prese di posizione degli integralisti monetari finisca per convincere i mercati che anche questa volta le decisioni dei capi di governo europeo sono destinate a dissolversi in un nulla di fatto, riportando gli spread oltre il livello di guardia. Già  in Germania euroscettici e ultraortodossi hanno presentato una valanga di ricorsi alla Corte suprema di Karlsruhe contro la costituzionalità  della ratifica del Fondo Esm e del Trattato sulla disciplina di bilancio votata a larghissima maggioranza dal Parlamento tedesco.
Katainen ha annunciato che il Fondo non potrà  essere utilizzato per acquistare bond sul mercato secondario perché questo richiederebbe l’unanimità  dei consensi, mentre Finlandia e Olanda sono pronte a mettere il veto. Quanto al finanziamento diretto alle banche, il «falchi» sostengono che sarà  possibile solo modificando gli statuti del Fondo e sottoponendoli ad una nuova serie di ratifiche parlamentari. Né l’una né l’altra osservazione sono vere. Lo ha specificato ieri il portavoce della Commissione europea. L’intervento del Fondo sul mercato secondario (cioè su quello dei titoli di Stato già  emessi) può essere deciso a maggioranza superqualificata qualora la Commissione e la Bce ritengano che un mancato intervento potrebbe minacciare la stabilità  dell’eurozona. In questo caso, la maggioranza necessaria è pari all’85% delle quote del Fondo. Ora, la Finlandia, anche se fa la voce grossa, controlla solo l’1,8% dell’Esm; e l’Olanda detiene meno del 5,8% del futuro Fondo salva-Stati. Anche se votassero insieme, dunque, non potrebbero bloccare la decisione, sempre che questa sia appoggiata dalla Bce e dalla Commissione. Gli unici Paesi che da soli detengono più del 15% del capitale dell’Esm, e hanno quindi un diritto di veto, sono la Germania (27%), la Francia (20%) e l’Italia (18%). Naturalmente, se Berlino decidesse di opporsi all’acquisto di titoli italiani o spagnoli per ridurre lo spread, l’operazione non potrebbe andare avanti. Quanto alla necessità  di una nuova ratifica dello statuto del Fondo per consentirgli di sostenere direttamente le banche, la Commissione ha precisato che non è indispensabile. Il consiglio dei governatori dell’Esm, composto dai ministri delle Finanze della zona euro, può decidere all’unanimità  di inserire il finanziamento diretto alle banche tra gli strumenti a disposizione del Fondo senza passare attraverso una nuova ratifica. In questo caso, però, è necessaria l’unanimità  dei consensi, che pareva acquisita al vertice ma che ora qualche governo sembra voler rimettere in discussione. Queste schermaglie sono comunque rese possibili dall’indeterminatezza del comunicato con cui il vertice ha aperto la strada alla creazione dello scudo anti-spread. In esso, infatti, non si spiega se gli interventi debbano essere limitati al mercato primario (cioè alle emissioni dei titoli da parte dei governi), o se possano estendersi al mercato secondario, come vorrebbero Italia e Spagna. Non sono dettagliati i termini del memorandum di intesa che ogni
Paese dovrà  sottoscrivere per chiedere l’intervento del Fondo a proprio favore. Non è specificato se l’acquisto di bond debba essere una operazione «una tantum» o se possa divenire un meccanismo semi- permanente una volta soddisfatte le condizioni della richiesta di intervento. Infine non viene illustrato il ruolo che la Bce avrà  come «agente» dell’Esm. Tutti questi dettagli, apparentemente tecnici ma in realtà  importantissimi, dovranno essere definiti alla riunione del 9 luglio. E, come è facile capire, in quella sede la Germania avrà  un ruolo cruciale: forse è proprio questo il senso del messaggio che gli interventi di Finlandia e Olanda volevano mandare.


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