«Austerità ? Per i paesi del sud»

Oggi è dato in testa in buona parte dei sondaggi e sta generando un certo interesse e qualche timore: dichiaratamente anti-austerity e con un passato di posizioni critiche contro l’Europa (per esempio sia sul referendum sia sull’entrata di Bulgaria e Romania), non è chiaro come si comperterà  se dovesse andare con un ruolo chiave in una coalizione di governo (per via del sistema elettorale, i governi olandesi sono sempre caratterizzati da ampie coalizioni). Alcuni vedono un’ulteriore potenziale crepa nel blocco dell’ortodossia fiscale, altri dubitano che possa cambiare il profilo internazionale dell’Olanda, altri ancora ne temono il sostanziale profilo euroscettico. Ne parliamo con Harry van Bommel, parlamentare dell’So dal 1998 e portavoce del partito sugli affari europei ed esteri.

Accetta la definizione di euroscettico per il Partito Socialista?
Si, siamo euroscettici. E crediamo nei benefici dell’Europa. Pensiamo che, dal momento che a livello economico siamo così connessi, è logico formare un’unione economica coerente. Ma non vediamo la necessità , in questo momento, di un’unione politica. L’idea che la trasformazione dell’Unione Economica in Unione Politica sia la risposta alla crisi è una menzogna: la crisi deve essere risolta dagli stati membri, garantendo che questi diventino competitivi e che ripuliscano i loro settori bancari.

Quando chiude la porta a un’unione politica, si riferisce a qualsia progetto di integrazione?
Non c’è supporto nella popolazione verso una maggiore integrazione politica in Europa. La crisi è stata usata come un pretesto per fare altri passi verso un’unione politica. 

Che tipo di connessioni politiche avete con le sinistre dei paesi del Sud Europa?
In realtà  noi siamo molto critici al momento di scegliere partner politici, o partiti gemelli. Per intenderci, non abbiamo un referente né in Italia né in Grecia. Avevamo una controparte politica in Spagna, ma Izquierda Unida non è più un fattore politico importante. I partiti che assomigliano all’Sp olandese sono la tedesca Die Linke e altri nei Paesi Nordici.

Conferma dei contatti con Syriza?
Sì, ma avere contatti è una cosa completamente differente dall’avere un partner politico. Per soddisfare questo requisito è necessario che il programma sia all’incirca lo stesso.

Ci sono almeno due letture della crisi: la prima dice che la periferia ha vissuto al di sopra dei propri mezzi, la seconda che la crisi europea è dovuta agli squilibri strutturali interni all’area Euro. Lei cosa pensa?
Entrambe sono corrette. Ovviamente la seconda, l’esistenza di squilibri fra Nord e Sud quando si parla di produttività , export, e altre caratteristiche macroeconomiche, è una causa più strutturale di quanto sta avvenendo nel Sud. Questo implica che la possiamo risolvere solo se i paesi del Sud sono capaci di ristrutturare le loro economie. Li possiamo aiutare se investiamo nelle nostre economie del Nord attraverso l’innovazione e accettando che i nostri prodotti diventino più cari, permettendo ai paesi della periferia di migliorare la loro posizione sui mercati esteri. 

Ritiene che la Grecia debba lasciare l’Euro?
No, noi siamo perché ci sia un alleggerimento del debito. La ristrutturazione permetterebbe a questi paesi di tirare il fiato. Quello che si sta facendo adesso è legare in modo ancora più robusto queste economie ai paesi del Nord senza dare ai primi la possibilità  di svilupparsi. Nessun paese è uscito da una recessione semplicemente tagliando i costi.

Qual è la vostra posizione sul Fiscal Compact?
Siamo contrari e abbiamo votato contro.

Posto che afferma che l’austerity non è la soluzione, lei crede che ci debba essere nei paesi del Sud oppure no?
Assolutamente si! Tanto quanto va fatto anche nel Nord. Ma non risolveremo i problemi dicendo semplicemente che i salari devono diminuire o che gli investimenti nel settore pubblico saranno posticipati. Deve essere fatto in alcuni settori, ma quella è solo metà  della storia.

A suo tempo avete votato contro l’entrata della Romania e della Bulgaria nella Ue, conferma che è ancora la vostra posizione ufficiale?
Si, oggi si vede che era troppo prematuro per loro entrare.

Può spiegare questa posizione? à‰ una questione politica o di circolazione dei cittadini dell’Est in Europa?
È dovuto al fatto che nei capitoli 23 e 24 (giustizia-diritti umani e libertà -sicurezza rispettivamente, ndr), rule of law, democrazia e lotta contro la corruzione, questi paesi hanno un ruolino di marcia che non può essere accettato in Europa. Tra l’altro chi ne paga il prezzo oggi sono il popolo rumeno e bulgaro. Questi paesi non erano pronti.

E sulla libera circolazione delle persone in Europa?
Dobbiamo usare tutti i mezzi possibili per ritardarla. Ci sono differenze di salario troppo grandi e non abbiamo necessità  in questo momento di piena e libera circolazione dei lavoratori in Europa.

Si sta riferendo solo a Bulgaria e Romania o in generale?
Sto parlando di Bulgaria e Romania, per il resto tutto è già  stato deciso. Riteniamo per esempio, che quando si parla di lavoratori polacchi, in alcuni settori debbano conoscere sufficientemente bene l’olandese, per ragioni di sicurezza, e debbano esserci case disponibili per queste persone. Non ci sono, invece, restrizioni quando si parla del resto dell’Europa.

Si spieghi meglio: è per la libera circolazione ma vorrebbe restrizioni in taluni casi per via delle differenze di salario e per l’accesso al welfare state?
C’è un percorso temporale per ogni paese. Per la Bulgaria e la Romania non è necessario adesso aprire i confini senza restrizioni.

Ha citato la Polonia.
In quel caso non è una restrizione, vogliamo solo assicurarci che quando vengano e lavorano in certi settori sappiano sufficientemente bene l’olandese per poter eseguire i loro compiti in modo sicuro. Per esempio nell’edilizia, dove può essere pericoloso non riuscire a comunicare bene.


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