Siria, il messaggio di Tehran

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Il segretario generale delle Nazioni unite, Ban Ki-moon, è arrivato ieri nella capitale iraniana Tehran, e come lui decine di capi di stato e di governo: oggi e domani prenderanno parte alla fase conclusiva del vertice dei 120 paesi aderenti al Movimento dei Non Allineati. «L’Iran ha un ruolo molto importante da svolgere nella regione in particolare per ciò che riguarda la situazione in Siria», ha detto Ban Ki-moon arrivando: «ne discuterò con il Leader supremo e con il presidente». Un bel riconoscimento al paese ospite. Ma già  il fatto stesso che il vertice si sia tenuto a Tehran e che il segretario dell’Onu ci sia andato nonostante la forte pressione di Israele e degli Stati uniti a non mettervi piede, è una indubbia vittoria diplomatica per l’Iran: un punto a favore nella sua battaglia per riconquistare legittimità  internazionale e spazio politico, e dimostrare che non è isolato. Ban Ki-moon ha in effetti incontrato ieri sia Khamenei, sia il presidente Mahmoud Ahmadi nejad, a cui avrà  trasmesso la richiesta di fare passi concreti per risolvere la controversia sul suo programma nucleare – e le sue critiche per la retorica anti-israele tenuta dal presidente. Non molti dettagli sono stati diffusi. Di sicuro l’Iran ha colto l’occasione di questa conferenza per lanciare i suoi messaggi. Domenica, all’avvio ai lavori, il ministro degli esteri iraniano Ali Akbar Salehi ha fatto appello a battersi per il bando totale degli armamenti nucleari entro l’anno 2025: il disarmo atomico era uno degli obiettivi di questo gruppo di paesi fondato nel 1961, in piena Guerra fredda, per difendere la sovranità  nazionale e l’indipendenza delle nazioni rifiutando di allinearsi alle superpotenze allora in competizione. E l’Iran, che con questo vertice ha assunto la presidenza di turno del Movimento per i prossimi tre anni, dice di voler ridare incisività  a questo gruppo di paesi per la verità  disparati appunto riprendendo lo spirito e gli obiettivi originari. La proposta del disarmo non è stata molto ripresa dai media internazionali. Ha avuto più attenzione l’appello rivolto da Salehi ai colleghi, a respingere le sanzioni imposte all’Iran: i Non Allineati «dovrebbero opporsi alle sanzioni unilaterali imposte da alcune nazioni a un membro del Movimento». Salehi ha ricordato che il programma nucleare iraniano è pacifico: «stiamo solo cercando il nostro legittimo diritto» a usare l’energia atomica, come sancito dal Trattato di Non Proliferazione (Tnp), di cui l’Iran è firmatario. Parte del messaggio del resto sta nella particolare «installazione» esposta davanti al centro di congressi dove si svolge il vertice: le carcasse di tre automobili visibilmente danneggiate da esplosioni. Appartenevano ai tre scienziati nucleari uccisi nell’ultimo anno e mezzo in attentati che l’Iran attribuisce a agenti israliani (Israele non ha mai confermato ma neppure smentito l’accusa: anzi, alcune dichiarazioni sulla necessità  di «usare tutti i mezzi» per fermare l’Iran sambrano proprio alimentarla). Questa mattina sarà  il leader supremo iraniano, ayatollah Khamenei, ad aprire il vertice dei capi di stato. Sono attesi oggi anche gli interventi di Ban, e del presidente egiziano Mohammed Morsi, primo capo di stato egiziano a mettere piede in Iran dopo la rivoluzione, atteso qui in arrivo da Pechino dove ha compiuto la sua prima visita ufficiale fuori dal Medio Oriente. Ieri è stato anticipato che l’Iran chiederà  agli altri Non Allineati di unirsi al suo appello per un cessate il fuoco in Siria. Per questo proporrà  una risoluzione sulla crisi siriana in cui si chiederà  un cessate il fuoco e l’organizzazione di colloqui di riconciliazione nazionale nel paese del vicino oriente, secondo quanto anticipato dal viceministro degli esteri Hossein Amir Abdullahian. Con ogni evidenza la situazione siriana sarà  al centro di colloqui formali e informali – lo ha indicato lo stesso segretario dell’Onu. L’Iran ha sostenuto il fallito piano di pace di Kofi Annan (il quale aveva chiesto che Tehran fosse tra i paesi che avrebbero condotto la mediazione, cosa rifiutata dalle potenze occidentali), e rivendica di essere convolta nelle future mediazioni. Ora Tehran è chiamata in causa dal presidente egiziano Morsi, che ha proposto di formare un gruppo di quattro paesi della regione per condurre la mediazione – l’Iran ci sarebbe insieme a Egitto, Arabia Saudita e Turchia. Se la futura soluzione contemplerà  il presidente assad o meno resta da vedere («Ogni piano senza Bachar al Assad è destinato a fallire, come è fallito finora», ha detto ieri Alaeddin Boroujerdi, un influente deputato iraniano conservatore).


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