Giù la produttività , l’Italia è ultima

BRUXELLES — A fare più impressione, forse, non è neppure quella maglia nera per il crollo della produttività  attribuita proprio all’Italia, in tutta l’Unione Europea. Accompagna il quarto trimestre di fila di crescita negativa, ma in un certo senso era (purtroppo) attesa. Il vero colpo, nel Rapporto trimestrale della Commissione europea sulla situazione economica e sociale del Continente, arriva da un altro primato all’inverso. Il livello di stress finanziario delle famiglie, cioè le difficoltà  e le preoccupazioni alimentate dalla crisi, è alto in tutte le nazioni Ue, ma più che altrove lo è in Italia: che infatti – dice il rapporto di Bruxelles – «ha registrato il peggior declino nelle entrate delle famiglie, seguita da Grecia, Irlanda, Cipro, Portogallo e Spagna». Si parla soprattutto di famiglie a reddito medio-basso: fotografia della vita quotidiana, e di una classe media sempre più in sofferenza, che potrebbe contare ancor più dei freddi numeri comunicati dalle Borse. E già  questo giustificherebbe il dato di fondo attestato dalla Commissione europea: l’Italia ha registrato nel 2012 «fra tutti i 27 Stati Ue il peggior declino dell’indice del clima sociale, passato dal -1,1% del 2011 al -3,1% del 2012», ed è precipitata nella classifica europea dal tredicesimo al ventitreesimo posto.
Tutta la Ue sembra incamminata su un identico binario. Si aggravano la disoccupazione, le difficoltà  delle famiglie, e perfino i rischi della povertà  infantile. Ma vi sono forti differenze fra uno Stato e l’altro.
Per esempio, la percentuale più alta di persone che sarebbero disposte a lavorare ma poi non cercano un impiego si registra proprio in Italia: 11,6% del mercato del lavoro, contro appena l’1,1% della Francia. Un’altra statistica, che prende in considerazione Europa, Medio Oriente e Africa, ci dice che le migliori opportunità  di lavoro sono quelle che si trovano in Turchia, Romania, Israele e Norvegia, e le più basse quelle registrate in Grecia e in Italia. Quanto alla maglia nera per il calo produttivo, bastano poche cifre a illustrarlo: in Italia la produttività  è calata del 2,1%, e nei mesi precedenti ci si era fermati a -0,8%, mentre in Gran Bretagna lo stesso declino arriva a -l,4%, in Ungheria a -1,9%, in Repubblica Ceca e Slovenia a -1,3%. E solo Malta, proprio come l’Italia, sta attraversando il quarto trimestre consecutivo di crescita negativa: anche se poi la stessa Malta è passata da un calo produttivo del 3,4% nel primo trimestre, a un -0,8% nel secondo, cammino opposto rispetto a quello italiano.
Conclusione della Commissione europea: l’Italia «è rimasta il fanalino di coda fra i Big Four» («i 4 grandi»: Germania, Francia, Spagna, Italia, ndr). Ma c’è una parola diversa sulle riforme del governo Monti, che sono «disegnate per rianimare la crescita in un’economia stagnante: d’ora in poi sarà  più facile per le imprese licenziare, cosa che dovrebbe incoraggiarle ad assumere più persone a tempo indeterminato».
Luigi Offeddu


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