Intesa Sanpaolo, più potere ai manager Bazoli prepara la nuova governance

MILANO – Vigilia calda di consigli per Intesa Sanpaolo, alle prese con il ricambio della governance che prepara la “campagna elettorale” per il vertice (al rinnovo in aprile). Rinnovo che dovrebbe rafforzare il management centrato sull’ad Enrico Tomaso Cucchiani, e blindare le poltrone delle fondazioni grandi azioniste (Compagnia Sanpaolo, Cariplo, Cariparo, Carisbo e Carifirenze hanno il 25% circa del capitale).

Il dossier potrebbe finire già  lunedì 10 – magari solo per un’informativa – ai due consigli di sorveglianza e di gestione in convocazione. C’è un mese per chiuderlo, perché entro fine anno va svolta l’assemblea straordinaria per cambiare lo statuto. Della vicenda si occupa da tempo il presidente Giovanni Bazoli, che consultati i soci, e tornato in forma dalle vacanze, ha avviato gli incontri con Bankitalia, cui spetta il nulla osta alle modifiche. L’intenzione è rendere più lineare la trasmissione delle istruzioni tra banca e organi sociali. La governance di Ca’ de Sass infatti risente di vincoli nati nel 2007, quando Intesa integrò Sanpaolo. Uno era lo scontento della componente torinese, mitigato con l’adozione del duale che raddoppiava le cariche. L’altro era il diktat di Corrado Passera, ad dell’epoca che disse chiaro di non volere altri manager al fianco nel nascente Cdg. Così fu, tanto che la prima versione del duale fu emendata dopo che la vigilanza impose che il Cdg fosse effettivamente “gestore”. Il rimedio tampone fu la nascita, nel 2010, delle tre commissioni specializzate (piano di impresa, patrimonio e bilancio, crediti e rischi), dove quattro membri “esecutivi” si confrontano con l’ad «con funzioni istruttorie e consultive, per apportare un contributo attivo e sistematico alle funzioni gestorie».
Ma il confronto è sclerotico: nel solo 2011 sono state 235 le riunioni tra i due consigli e le commissioni ad hoc. Troppo tempo, denaro e complicazioni. Tanto che Cucchiani ora non sente ragioni, e avrebbe rigettato una proposta, mittente il Cdg stesso, per mantenere, snellite, le commissioni. L’ad, e con lui le fondazioni, vuole invece inserire nel prossimo Cdg almeno tre manager. Solo nel 2013 usciranno i nomi, ma indiziati attuali sono i due dg Gaetano Micciché e Carlo Messina, oltre a Giuseppe Castagna – futuro capo della Banca dei Territori per delega dell’ad, e di prossima nomina – e Francesco Micheli, da poco tornato come direttore operativo (con l’effetto collaterale di far dimettere Marco Vernieri, capo del personale). Altri movimenti s’annunciano ai piani alti: a fine anno potrebbe andare in pensione Giovanni Boccolini, capo della divisione banche estere. Si dice che gli succederà , magari con un nuovo ruolo, Tomas Spurny, oggi capo della Bcr romena, ma ex Mc Kinsey (come Cucchiani) ed ex ad di Cib Bank, bandiera ungherese del gruppo.


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UN PAESE SUL PRECIPIZIO

«La crisi è alle spalle»: SuperMario a fine marzo non aveva dubbi e ad libitum ripeteva con convinzione questa affermazione. Falso ovviamente: nella crisi siamo immersi fino al collo e la conferma è arrivata ieri con i dati Istat sull’occupazione. O meglio: sulla disoccupazione il cui tasso in ottobre è salito al record dell’11,1%. L’equivalente di poco meno di 3 milioni di disoccupati. In un solo mese l’Istat ha contato 93 mila disoccupati in più con un incremento del 3,3%.

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