La battaglia di Kisimaio

Con questo messaggio, apparso su Twitter , la milizia islamista somala, alShabaab, ha ammesso di aver perso la città  portuaria del sud-est del paese nella notte di venerdì. «Gli invasori sapranno presto che non siamo stati sconfitti. Kisimaio si trasformerà  da una città  pacifica governata dalla sharia (la legge islamica, ndr) in una zona di battaglia tra musulmani e invasori infedeli» – prosegue il comunicato del movimento islamista somalo che nel febbraio 2012 ha reso nota la fusione con al-Qaeda. Ma la mossa di queste ore potrebbe rivelarsi soltanto una ritirata strategica. L’annuncio è arrivato infatti dopo l’attacco lanciato da soldati dell’esercito del Kenia (Kdf), parte della missione di peacekeeping dell’Unione africana in Somalia (Amisom), per il controllo della città  costiera. «Le nostre truppe stanno consolidando la posizione acquisita in alcuni quartieri della città » – ha confermato il colonnello del Kdf, Cyrus Oguna. Nella loro avanzata verso Kisimaio, le truppe del Kdf non avrebbero incontrato resistenza. «Ci sono stati spari, ma nessuno scontro» – ha proseguito Oguna. Inoltre, le forze dell’Amisom hanno annunciato di aver ucciso gli sheykh Hassan Yakub e Abdikarim Adow, comandanti regionali delle milizie al-Shabaab, in raid aerei. Nonostante l’appoggio assicurato dal governo di Mogadiscio ai soldati kenioti e alle operazioni dell’Amisom, secondo la stampa locale, sarebbero in corso scontri sulla costa a quattro kilometri dalla città . Un uomo sarebbe stato ucciso a sangue freddo da gruppi vicini alle milizie islamiste rimasti ancora in città . Testimoni raccontano che sono iniziati saccheggi agli uffici lasciati vuoti dagli al-Shabaab, mentre le forze dell’Amisom e la polizia somala cominciavano a insediarsi a Kisimaio. Secondo i residenti di Kisimaio, gli Shabaab avrebbero raggiunto la giungla dirigendosi verso Afmadow nel nord del paese. «I guerriglieri non sono certo scomparsi. Ora siamo terrorizzati per quello che sta per accadere, nessuno esce di casa, ci sono sparatorie ovunque» – ha denunciato Ali Hussein, un cittadino di Kisimaio. Nel pomeriggio di ieri, i mujahedin hanno rivendicato vari attacchi nei dintorni della città . Le milizie degli al-Shabaab avrebbero effettuato un agguato contro le truppe del Kdf a Canjel, 30 kilometri da Kisimaio. Tre veicoli sarebbero stati distrutti, mentre si conterebbero quattro morti, tra cui un muhezin, negli scontri durati per ore. La perdita della città  costiera e degli introiti della tassazione del traffico commerciale marittimo, potrebbe essere il colpo di grazia per il movimento radicale somalo al-Shabaab, parte dell’Unione delle corti islamiche, che hanno preso il controllo del governo del paese per alcuni mesi nel 2006, prima dell’intervento di Stati uniti ed Etiopia. Dal 2007, le milizie di al-Shabab hanno dovuto fronteggiare rivalità  interne, l’invasione etiope nel nord del paese e lo scontro permanente con il governo di transizione somalo appoggiato dalle Nazioni unite e dalla forza multinazionale Amisom. Era l’agosto del 2011 quando l’ex presidente somalo, Sharif Ahmed, assicurava che l’esercito regolare somalo aveva costretto i miliziani islamisti a lasciare Mogadiscio. Anche in quel caso il portavoce del movimento degli al-Shabaab, criticato per gli impedimenti posti al passaggio di aiuti umanitari internazionali nelle aree di conflitto, aveva parlato di ritiro tattico. Infine, il 27 agosto scorso, le forze internazionali filo-governative dell’Amisom hanno riconquistato il porto di Merca. Nonostante la presa di Kisimaio, non si placa la grave crisi politica somala. A due giorni dalla sua nomina, lo scorso 10 settembre, il presidente, Hassan Sheik Mohamud, ha subito un attentato ad opera di tre kamikaze durante una conferenza stampa. Quattro persone sono rimaste uccise nell’attacco. In quell’occasione, il presidente somalo, attivista politico moderato del partito per la Pace e lo Sviluppo e docente universitario, aveva deciso di non farsi intimidire dicendosi deciso ad intervenire per «cambiare Mogadiscio». La nomina del nuovo presidente è stata salutata con entusiasmo dalla popolazione, colpita da crisi economica e violenza politica. La prima sfida del presidente Mohamud sarà  la gestione di un governo che rimpiazzi l’esecutivo di transizione. Ma l’intero processo di democratizzazione del paese viene duramente criticato da osservatori indipendenti per i livelli senza precedenti di corruzione politica. Infatti, anche l’assemblea parlamentare, che si è riunita per la prima volta il 20 agosto scorso e ha scelto il nuovo presidente tra 24 nomi, non è stata eletta direttamente dai somali, ma nominata da un consiglio di transizione di anziani. Dopo gravi accuse di incompetenza, il Comitato per la roadmap, formato da sei leader del vecchio governo e amministratori regionali, aveva delegato proprio gli anziani per la formazione del nuovo parlamento e dell’Assemblea costituente. Secondo la stampa locale indipendente, i componenti della roadmap hanno manipolato l’intera fase di transizione nel tentativo di controllare il nuovo governo.


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