La Cgil verso lo sciopero generale

ROMA — «Un intervento pubblico immediato» del governo per tutelare «redditi e lavoro» e tirare fuori dalla crisi le tante imprese sull’orlo del baratro. «A cominciare da Alcoa». Se così non sarà , se «nella legge di stabilità  non ci saranno risposte positive », allora partirà  «una grande mobilitazione per il lavoro» fino allo «sciopero generale in ottobre ». La richiesta della Cgil, con un duro discorso del segretario Camusso al direttivo, arriva nelle ore drammatiche degli scontri tra gli operai sardi e le forze dell’ordine nelle strade di Roma.
Ad agitare i sonni dei sindacati, il numero di vertenze aziendali che avanza a ritmi vertiginosi, mentre la politica è in stallo. Si teme l’autunno caldo del lavoro, addirittura «drammatico» per Angeletti (Uil), con «mille posti persi al giorno». E il montare della rabbia popolare, con le piazze ingovernabili. Se ne discuterà  oggi a Palazzo Chigi. Al previsto tavolo sulla “crescita”, i sindacati chiederanno al premier Monti di detassare le tredicesime e i premi di produttività . Ma anche, inevitabilmente, di intervenire nei casi più urgenti, come Alcoa, Ilva e Carbosulcis, simboli di una crisi che da alluminio, acciaio e carbone rischia di travolgere tutta l’industria italiana. La Cgil è pronta a presentare un suo “piano per il lavoro”. E intanto mette a punto «una mobilitazione di lunga durata» che va dallo sciopero dei dipendenti pubblici del 28 settembre con la Uil fino alla minaccia di sciopero generale, se non giungeranno segnali concreti su «equità  e crescita». Bonanni (Cisl), che ieri era in piazza con l’Alcoa, chiede una «soluzione subito» per i sardi, magari «investendo su un piano per l’energia a basso costo». E «più attenzione » del governo a lavoro e crescita. Mentre Angeletti (Uil) comprende «l’esasperazione dei lavoratori», ma poi dice che «gli spintoni non risolvono i problemi ».
Tace, intanto, il governo. Monti ieri non è mai intervenuto sull’Alcoa. Mentre il ministro del Lavoro Fornero, quando a Roma scoppiava la prima bomba carta, dichiarava da Torino: «Non ci preoccupa la manifestazione, ci preoccupa tutto il problema dell’Alcoa ». E poi: «Siamo vicini ai lavoratori e ci sentiamo di spiegare loro lo sforzo che il governo sta facendo di tenere in piedi quei posti di lavoro», a patto però che siano posti «sostenibili economicamente ».
Sul fronte politico, il Pd con Boccia dichiara di «essere dalla parte dei lavoratori» ed esorta il ministro Passera «a dare risposte ». Con Damiano ribadisce «la necessità  di una politica industriale ». E con Enrico Letta chiede di «fare di tutto per evitare il disastro». Lupi del Pdl «comprende rabbia e amarezza» dei lavoratori e la loro «protesta legittima », ma ritiene «doveroso condannare con fermezza gli estremismi e ogni forma di violenza ». Silenzio profondo in casa Udc. Mentre dall’opposizione, l’Idv attacca: «Il governo continua a non dare risposte concrete. Le promesse di Passera lasciano il tempo che trovano». La vertenza Alcoa, aggiunge Di Pietro, «è stata lasciata incancrenire dal governo, che ora cerca di risolverla senza idee e con colpevole ritardo». Infine Ferrero (Prc) che ieri ha partecipato al sit-in, insiste «per un compratore sicuro o la nazionalizzazione».


Related Articles

No operaio, i conti giusti

«Abbiamo vinto anche tra gli operai», è il grido di Bonanni, Angeletti, Marchionne e delle ruote di scorta, il sindacato giallo (Fismic) e quello di comodo (Associazione dei capi).

I paesi peggiori al mondo in cui lavorare

Sono quattordici, li mette in fila Foreign Policy: dimenticate le lamentele sulla pausa caffè

Oggi negli Stati Uniti è il Labor Day, la festa del lavoro. È tipo il nostro primo maggio, nel senso che si vanno a fare picnic e scampagnate in giro, e la sua collocazione nel calendario fa sì che segni anche l’imminente ricominciare della scuola nonché della stagione sportiva. Non si festeggia ogni anno il 6 settembre, bensì il primo lunedì di settembre, dal 1894. Foreign Policy approfitta del giorno di festa per raccontare quali siano i paesi del mondo in cui lavorare è un’esperienza peggiore: quelli dove i lavoratori hanno meno diritti, quelli dove i lavori forzati sono la norma. Sono quattordici, eccoli in ordine alfabetico.

IL GOLPE DI BRUXELLES

«La Grecia è salva» hanno commentato i politici europei al termine di una trattativa durata 12 ore. Monti è voluto andare oltre affermando «l’Europa ha dimostrato di esistere».

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment