L’appoggio di Ponzellini a Grilli per tentare la scalata a Bankitalia

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MILANO — Tra Vittorio Grilli, ministro dell’Economia, e Massimo Ponzellini, ancora agli arresti domiciliari con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’appropriazione indebita e alla corruzione privata, oggi non sembrano esserci particolari legami. Eppure i due erano in strettissima relazione poco più di un anno fa quando il primo cercava di diventare governatore della Banca d’Italia proprio grazie alla fitta rete di relazioni dell’allora presidente della Popolare di Milano (Bpm). I due si parlavano molto al telefono e in tono confidenziale. L’attuale ministro dell’Economia non sapeva che Ponzellini era intercettato e indagato nell’ambito dell’inchiesta sui finanziamenti facili della Bpm e le sue telefonate non sono nemmeno oggetto di accertamenti da parte della procura perché non costituiscono reato. Tuttavia rendono l’idea del clima politico nel quale si sono svolte le difficili trattative per la scelta del nuovo governatore.
Grilli nelle conversazioni chiama Ponzellini semplicemente ‘Max’ o “Massi” e chiede conto delle riunioni governative per la scelta del vertice di Via Nazionale. Il contenuto degli incontri viene svelato attraverso i contatti romani del braccio destro del banchiere in Bpm, Antonio Cannalire, anche lui agli arresti con le stesse accuse. La forza del duo Ponzellini-Cannalire era nell’avere una banca dove, secondo la procura, si concedevano prestiti e fidi a politici e ad amici dei politici.
Il 29 luglio 2011 è un giorno importante perché l’allora governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, si reca dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per parlare del suo successore. Ponzellini chiede a Cannalire di verificare la notizia con Valentino (probabilmente Valentini, del Pdl). Cannalire richiama Ponzellini e lo informa, «C’è già  stato (l’incontro n.dr.) a metà  mattinata ed erano presenti Alfano, Bonaiuti e Letta insieme al presidente», Berlusconi. È Cannalire a spiegare al telefono come si è svolta la riunione: «L’oggetto è stato il posizionamento per la nomina di Draghi, prima l’azione del governo per supportarlo alla nomina della Bce e dopo hanno parlato del risvolto della finanziaria, impressioni e suggerimenti, e infine del successore. Hanno parlato della necessità , della formalità , del distacco del governo su Bankitalia, all’ipotesi del governo di continuare sul candidato Grilli». Ponzellini però vuole sapere di più: «E lui (Draghi ndr) come ha reagito?». Cannalire è preciso: «È stato molto freddo distaccato… lui si sarebbe tenuto terzo per l’indipendenza dell’Ente che non venisse vista come un suo intervento per crearsi un successore ». L’interesse di Ponzellini è che Grilli arrivi al vertice di Banca d’Italia per attenuare i controlli sull’istituto milanese, la Bpm, da mesi al centro di verifiche dell’organismo di Vigilanza. L’ispezione alla Bpm si è conclusa a marzo 2011 in modo disastroso, imponendo rettifiche sia dal punto di vista patrimoniale che in ambito di governance. Ponzellini e il direttore generale Enzo Chiesa sono da mesi sulla graticola e ogni appoggio per loro potrebbe essere rilevante. Dal canto suo, Grilli, candidato alla poltrona di governatore, in concorrenza con Fabrizio Saccomanni e Lorenzo Bini Smaghi, attiva la sua rete di amicizie per ottenere
la carica.
Sempre il 29 luglio Grilli telefona a Ponzellini: «Eccomi Max, ti avevo chiamato prima perché mi hanno detto da Milano che circola di nuovo questa cavolo di voce che se vado io, la Banca d’Italia si tranquillizza tutto con la Popolare di Milano, questa diventa…cioè continua a circolare sta voce per poi ovviamente colpire me». Ponzellini: «Eh, certo, io da quella volta che è uscito quell’articolo lì, mi sono mascherato sempre, ho parlato solo con te, non ho parlato». Grilli chiede «massima prudenza e ovviamente tu smentisci tutto, cerca di capire chi la mette in giro». Ponzellini vuole anche fare di più: «Tendo anche a non venire a Roma… sai uno che mi vede a Roma, spesso da te e dice ecco allora Ponzellini è molto amico, capisci d’altra parte». E Grilli capisce: «Certo, certo». Ma a Grilli, candidato di Tremonti e Bossi, serve un altro favore. Ponzellini gli spiega che il suo nome nella riunione è stato fatto da Alfano. Ora il problema è ottenere l’appoggio, o quanto meno la non avversione, del centro sinistra. Grilli: «Lui dovrà  fare un giro di telefonate lui, me lo ha detto Berlusconi al Quirinale, ha detto di fare un giro di telefonate con l’opposizione per fargli presente e informarli delle indicazioni che il governo vuole prendere». Il problema è uno: «Chi – dice Grilli – può parlare con Bersani, io non so come far arrivare il messaggio a Bersani». E suggerisce quanto vorrebbe sentirsi dire: «Non pretendiamo che dica fantastico è il miglior candidato, uno può dire però è un’ottima persona, capiamo…una roba del genere». Ponzellini lo tranquillizza: «Su Bersani, noi chiamiamo. In banca abbiamo tanti dei suoi».
La telefonata se c’è stata o no, non è dato saperlo. Di certo non ha permesso a Grilli di diventare governatore, incarico poi assunto da Ignazio Visco. In autunno però Grilli entra nel governo Monti, come spiega Ponzellini in una telefonata del 29 novembre a un’amica: «Chiara – si legge nel brogliaccio della Gdf – gli chiede di Grilli e Ponzellini le dice che l’hanno fatto viceministro».


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