Big Oil contro Matt Damon i petrolieri dichiarano guerra al film-denuncia sul “fracking”

NEW YORK. NON era mai accaduto: la più potente lobby economica d’America va in guerra contro un film prima ancora che esca nelle sale. L’offensiva quella scatenata dai petrolieri è poderosa. Prima per bloccare, sabotare, poi per screditare “anticipatamente” il film-denuncia di Matt Damon, Promised Land.
QUEST’ULTIMO prende di mira il “fracking” cioè la nuova tecnologia di estrazione grazie alla quale si sono moltiplicate le riserve disponibili di gas e petrolio.
Il “fracking” si basa sull’uso di potentissimi getti di acqua e solventi chimici, a grandi profondità , per “separare” petrolio e gas dalle rocce e dalla terra. L’avvento di questo metodo ha consentito di raggiungere profondità  sempre maggiori, riducendo sensibilmente i costi rispetto alla trivellazione tradizionale. È grazie al “fracking” che l’America per la prima volta da mezzo secolo può aspirare a raggiungere — in un futuro non lontanissimo — l’indipendenza energetica dal Medio Oriente. Il problema, però, è che il “fracking” ha delle gravi controindicazioni per il suo impatto ambientale. In particolare per l’inquinamento delle falde acquifere. Tant’è che proprio in questi giorni, per esempio, il governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo, ha congelato tutte le pratiche di autorizzazione per il “fracking” nel suo territorio, in attesa di una più approfondita valutazione dell’impatto ambientale.
Matt Damon si è appassionato di questo tema da tempo: l’attore (e in questo caso anche sceneggiatore) è uno dei più impegnati e progressisti della nuova generazione hollywoodiana. Ha cominciato a lavorare al suo progetto di film, Promised Land cioè terra promessa, più di un anno fa. La vicenda narrata e interpretata da Damon, con la regìa di Gus Van Sant, si svolge in una comunità  della Pennsylvania, uno degli Stati dove il “fracking” avanza inesorabilmente. Il film mette in scena una comunità  dilaniata tra spinte contrastanti: da una parte gli investimenti delle multinazionali petrolifere promettono di portare benessere in zone devastate dalla crisi economica; d’altra parte le ricadute sull’ambiente possono rivelarsi distruttive e micidiali per la salute degli abitanti.
Le anticipazioni su questo film hanno messo in stato di allarme la lobby dei petrolieri, tanto più in quanto siamo in campagna elettorale. A meno di 30 giorni dall’elezione presidenziale, la coalizione del Big Oil è scatenata su tutti i fronti: bombarda le tv a tappeto, con spot pubblicitari in favore di una politica di liberalizzazione totale delle estrazioni, perfino nei parchi naturali di proprietà  demaniale. Mitt Romney è totalmente allineato coi petrolieri, mentre Obama ha posto limiti e vincoli al “fracking”. In questo contesto il film di Damon è stato percepito come un pericolo grave per gli interessi della lobby petrolifera.
Prima hanno tentato di sabotarlo all’origine, impedendo che trovasse i finanziamenti per la produzione. Sono riusciti a ritardarne l’uscita: anziché arrivare nelle sale prima del voto del 6 novembre, Promised Land uscirà  dopo Natale, il 28 dicembre, a elezione ormai avvenuta. Ma non basta. La lobby di Big Oil è scatenata contro questo film, sta preparando una campagna di “contro-informazione” senza precedenti: vuole arrivare perfino a organizzare volantinaggi in tutte le sale, per consegnare a ogni spettatore una “denuncia” dettagliata di tutte le “bugie” contenute nel film. E poiché nel frattempo il network televisivo Hbo ha diffuso un documentario, Gasland, che sposa molte tesi di Damon, i petrolieri hanno deciso di produrre il loro film: Truthland ovvero “la terra della verità ”. Tra i produttori-sceneggiatori ci sono nomi di tutto rispetto: Exxon, Chevron, ConocoPhillips.


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